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lunedì 27 agosto 2018
mercoledì 2 marzo 2016
Ti porterò con me: storie di giovani e dei loro maestri di strada
Ogni giorno, attraverso il mio lavoro di preside della scuola professionale Elis, entro in contatto con le storie di ragazzi della periferia di Roma. Nonostante la vita li abbia spesso messi di fronte ad ostacoli e sfide di ogni genere, sono stato testimone di come, avendone avuta l’opportunità, si sono riscattati e hanno trovato la loro strada nella vita.
Storie come queste spesso non hanno un palcoscenico, per questo ho provato a raccontarle in un libro da cui ho tratto poi uno spettacolo teatrale dal titolo omonimo "Ti porterò con me - Storie di giovani e dei loro maestri di strada”.
In questo video trovate un piccolo estratto della rappresentazione che ho messo in scena lo scorso dicembre al Teatro Italia di Roma. Chi volesse può scrivermi a p.bartolomei
mercoledì 8 ottobre 2014
Aggiungi un posto all’auto
Al canto del gallo si ode improvvisamente un urlo come fosse Tarzan che con la sua liana sopraggiunge dalla foresta attraversando velocemente il corridoio di casa fino a lanciarsi direttamente sul mio letto che improvvisamente rimbalza, simulando un movimento tellurico: “Pierluigiiiiiiiiiiiiiiii, dai andiamo che è tardi e devi farti ancora la valigiaaaa. Noi è già due ore che siamo in piedi e tu ancora nel letto a dormire, ma che esempio dai ai ragazzi?”
" A Manuè, ma so le cinque di mattina, dove dobbiamo andà a caccia? Ma è mai possibile che uno invece desse contento di andare in vacanza, si deve fare il sangue amaro alzandosi all’alba. Lo sai che nun ce metto gnente a famme la valigia".
Infatti non appena loro stanno chiamando l’ascensore, prendo il mio trolley e giusto il tempo che venga al terzo piano mi sono perfino lavato ed ho finito di mettere i miei quattro indumenti di sopravvivenza nel mio bauletto, grande più o meno come un’ astuccio scolastico. Due mutande, due calzini, un costume da bagno da tenere anche come pigiama, un paio di infradito, uno spazzolino senza dentifricio, un jeans, una canottiera bianca, modello Rocco e i suoi fratelli e due magliette.
" A Manuè, ma so le cinque di mattina, dove dobbiamo andà a caccia? Ma è mai possibile che uno invece desse contento di andare in vacanza, si deve fare il sangue amaro alzandosi all’alba. Lo sai che nun ce metto gnente a famme la valigia".
Infatti non appena loro stanno chiamando l’ascensore, prendo il mio trolley e giusto il tempo che venga al terzo piano mi sono perfino lavato ed ho finito di mettere i miei quattro indumenti di sopravvivenza nel mio bauletto, grande più o meno come un’ astuccio scolastico. Due mutande, due calzini, un costume da bagno da tenere anche come pigiama, un paio di infradito, uno spazzolino senza dentifricio, un jeans, una canottiera bianca, modello Rocco e i suoi fratelli e due magliette.
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giovedì 15 maggio 2014
Davide, Mirko, Mario, Vittorio, Fabio, Kevin, Paolo, Franco, Piero, Luca, Francesco, Cesare, Emanuele,.. (L'importanza del quotidiano)
Ogni mattina arrivo presto, prima del suono della campanella programmata per le 8.
Di solito prendo un caffè al bar davanti Scuola, ex Roma club casal bruciato e poi mi avvio per entrare. Stavolta, sul lato del cancello principale mi aspettava Davide che appena mi vede stende la sua mano aperta dicendo "Professò questo e pe lei..". Una piccola scatola trasparente che conteneva un Rosario con un moschettone da appendere al collo come una catenina, cosa che ho fatto subito davanti a lui e che ancora oggi porto con me. Si era recato lo scorso fine settimana in visita presso la chiesa di San Rocco a valle cupa con sua madre e in quell'occasione aveva pensato al suo Preside che spesso gli chiede di pregare per l'alunno che ne ha più bisogno.
Davide è figlio naturale di una famiglia slava della quale ricorda soltanto suo padre quando lui aveva tre anni.
Si ricorda che l' obbligava a starsene seduto sulla sedia di un bar tutto il giorno mentre lui smaltiva l'ennesima sbornia giocando fino all'ultima moneta con le slot machine.
Aveva fame, ma nessuno lo ascoltava e quando piangeva suo padre non di rado gli spegneva la sigaretta sul braccio per farlo tacere, ancora oggi porta i segni di quelle tremende cicatrici sulla pelle.
Da allora Davide non ha più pianto in vita sua neanche quando sarebbe opportuno per esprimere i suoi sentimenti più profondi, non ci riesce più perché associa l'emozione al dolore e alla violenza subita in tenera età.
Addirittura un giorno suo padre, stanco di vederlo gironzolare ai suoi piedi, lo gettò al di là dei cancelli di un campo rom, facendolo volare come una palla, poi scappò e lui rimase lì per un paio d'anni finendo sulla strada a chiedere l'elemosina.
Finalmente un giorno, la prima adozione, poi la seconda, la terza ma nessuna andò a buon fine, finchè non venne il momento di una famiglia che l'aveva perfino notato quando era costretto a starsene in un bar facendo la guardia al padre ubriaco.
Di solito prendo un caffè al bar davanti Scuola, ex Roma club casal bruciato e poi mi avvio per entrare. Stavolta, sul lato del cancello principale mi aspettava Davide che appena mi vede stende la sua mano aperta dicendo "Professò questo e pe lei..". Una piccola scatola trasparente che conteneva un Rosario con un moschettone da appendere al collo come una catenina, cosa che ho fatto subito davanti a lui e che ancora oggi porto con me. Si era recato lo scorso fine settimana in visita presso la chiesa di San Rocco a valle cupa con sua madre e in quell'occasione aveva pensato al suo Preside che spesso gli chiede di pregare per l'alunno che ne ha più bisogno.
Davide è figlio naturale di una famiglia slava della quale ricorda soltanto suo padre quando lui aveva tre anni.
Si ricorda che l' obbligava a starsene seduto sulla sedia di un bar tutto il giorno mentre lui smaltiva l'ennesima sbornia giocando fino all'ultima moneta con le slot machine.
Aveva fame, ma nessuno lo ascoltava e quando piangeva suo padre non di rado gli spegneva la sigaretta sul braccio per farlo tacere, ancora oggi porta i segni di quelle tremende cicatrici sulla pelle.
Da allora Davide non ha più pianto in vita sua neanche quando sarebbe opportuno per esprimere i suoi sentimenti più profondi, non ci riesce più perché associa l'emozione al dolore e alla violenza subita in tenera età.
Addirittura un giorno suo padre, stanco di vederlo gironzolare ai suoi piedi, lo gettò al di là dei cancelli di un campo rom, facendolo volare come una palla, poi scappò e lui rimase lì per un paio d'anni finendo sulla strada a chiedere l'elemosina.
Finalmente un giorno, la prima adozione, poi la seconda, la terza ma nessuna andò a buon fine, finchè non venne il momento di una famiglia che l'aveva perfino notato quando era costretto a starsene in un bar facendo la guardia al padre ubriaco.
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giovedì 10 aprile 2014
Cazzocchia
In questi giorni in cui si parla molto di modernità, di nuove forme di famiglia, di fecondazioni sperimentali, di teorie legate al genere e di altri ragionamenti da salotto, mi torna in mente mia nonna Teresa, il suo viso sempre disteso e i suoi proverbi pieni di saggezza.
Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati mentre dimenticano che gli dobbiamo molto. Domandiamoci se tutta questa evoluzione è così necessaria e se Gesù Cristo ha espresso delle semplici opinioni.
Con questo post vi regalo delle immagini antiche, forse già presenti nei vostri ricordi.
“Cazzocchia”, una ridente contrada, nel comune di Cantalice, situata nel mezzo degli Appennini.
I miei due zii, contadini, non sposati, vivono in una casa povera, senza riscaldamenti. Purtroppo uno dei due, Guido, morì improvvisamente inseguendo l’ambulanza che trasportava l’altro fratello, Emilio, ricoverato d’urgenza per un blocco intestinale.
Il paradosso fu che Guido morisse di infarto all’interno della sua autovettura, mentre l’altro si salvasse benchè a bordo di un’ambulanza.
Da quelle parti ci sono antiche tradizioni, tra le quali la veglia dei parenti ed amici per l’intera nottata.
Così dopo aver allestito la camera ardente, immaginavo che venissero poche persone. Mio zio Guido era una persona riservata, un lavoratore silenzioso, molto onesto ed equilibrato. Viso rotondo, due folte sopracciglia brizzolate, una corporatura robusta, alto e sempre munito di un cappello e di un bastone di castagno scolpito dalle sue stesse mani, esperte.
Improvvisamente iniziò un flusso inaspettato di persone, quasi inarrestabile, per tutta la serata e parte della notte.
La casa costantemente piena di persone con i volti illuminati dai bagliori del fuoco sempre acceso nel camino.
Visi scavati, pieni di rughe, con una pelle robusta abituata e temprata dal freddo.
Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati mentre dimenticano che gli dobbiamo molto. Domandiamoci se tutta questa evoluzione è così necessaria e se Gesù Cristo ha espresso delle semplici opinioni.
Con questo post vi regalo delle immagini antiche, forse già presenti nei vostri ricordi.
“Cazzocchia”, una ridente contrada, nel comune di Cantalice, situata nel mezzo degli Appennini.
I miei due zii, contadini, non sposati, vivono in una casa povera, senza riscaldamenti. Purtroppo uno dei due, Guido, morì improvvisamente inseguendo l’ambulanza che trasportava l’altro fratello, Emilio, ricoverato d’urgenza per un blocco intestinale.
Il paradosso fu che Guido morisse di infarto all’interno della sua autovettura, mentre l’altro si salvasse benchè a bordo di un’ambulanza.
Da quelle parti ci sono antiche tradizioni, tra le quali la veglia dei parenti ed amici per l’intera nottata.
Così dopo aver allestito la camera ardente, immaginavo che venissero poche persone. Mio zio Guido era una persona riservata, un lavoratore silenzioso, molto onesto ed equilibrato. Viso rotondo, due folte sopracciglia brizzolate, una corporatura robusta, alto e sempre munito di un cappello e di un bastone di castagno scolpito dalle sue stesse mani, esperte.
Improvvisamente iniziò un flusso inaspettato di persone, quasi inarrestabile, per tutta la serata e parte della notte.
La casa costantemente piena di persone con i volti illuminati dai bagliori del fuoco sempre acceso nel camino.
Visi scavati, pieni di rughe, con una pelle robusta abituata e temprata dal freddo.
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lunedì 31 marzo 2014
Finalmente a Roma
Recentemente mi sono improvvisato sceneggiatore/form-attore mettendo in scena un libro che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.
La lezione spettacolo consiste in una modalità formativa, in questo caso divertente, con l’obiettivo di passare contenuti di alto spessore valoriale senza essere pesante come in una conferenza tradizionale.
Una sigla d’apertura a tema, una musica pertinente per ogni linguaggio, un monologo da cabaret, su fatti matrimoniali di vita vissuta, alcune spalle multimediali (pochi minuti di filmati comici a tema, Sordi, Verdone, i Simpson, love bugs, Carlo e Alice, ecc.) per fissare i temi più importanti che sono il vero distillato dello spettacolo.
Sono ormai 207 le lezioni spettacolo che ho tenuto complessivamente a qualche migliaio di persone fidanzate/sposate in ogni parte d’Italia.
“Un cervello in due e l’estinzione degli unicorni” riguarda la differenza di genere (uomo-donna, moglie-marito) per continuare ad amarsi nonostante le differenze godendosi la bellezza di un rapporto interpersonale che non è soltanto, come vogliono farci credere, conflitto ed incomprensione. Non esiste la compatibilità di carattere, per fortuna ma esistono moltissimi matrimoni felici pur essendo incompatibili e diversi i due che hanno deciso di vivere il sogno di un Amore per sempre.
La lezione spettacolo consiste in una modalità formativa, in questo caso divertente, con l’obiettivo di passare contenuti di alto spessore valoriale senza essere pesante come in una conferenza tradizionale.
Una sigla d’apertura a tema, una musica pertinente per ogni linguaggio, un monologo da cabaret, su fatti matrimoniali di vita vissuta, alcune spalle multimediali (pochi minuti di filmati comici a tema, Sordi, Verdone, i Simpson, love bugs, Carlo e Alice, ecc.) per fissare i temi più importanti che sono il vero distillato dello spettacolo.
Sono ormai 207 le lezioni spettacolo che ho tenuto complessivamente a qualche migliaio di persone fidanzate/sposate in ogni parte d’Italia.
“Un cervello in due e l’estinzione degli unicorni” riguarda la differenza di genere (uomo-donna, moglie-marito) per continuare ad amarsi nonostante le differenze godendosi la bellezza di un rapporto interpersonale che non è soltanto, come vogliono farci credere, conflitto ed incomprensione. Non esiste la compatibilità di carattere, per fortuna ma esistono moltissimi matrimoni felici pur essendo incompatibili e diversi i due che hanno deciso di vivere il sogno di un Amore per sempre.
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giovedì 27 febbraio 2014
La grandezza della vita quotidiana
Ore 11, la Ricreazione.
I ragazzi escono in massa dalle aule spinti dal desiderio di addentare il loro panino nascosto e schiacciato dai libri buttati nello zaino, confuso tra ogni genere di schifezza.
Tolgono velocemente la stagnola che avvolge l' agognato boccone e si riempiono la bocca con il primo grande morso, inghiottendo forse qualche residuo di carta rimasta appiccicata sul pane, senza farci troppo caso.
L'aria si riempie dei profumi più diversi, segno delle varie realtà famigliari e folcloristiche paesane.
Il Panino con la frittata, fatto con l'orlo del filone sciapo dei castelli romani con i bordi alti dai quali pendono lunghi lembi di una frittata fatta in casa con uova genuine e cipolle.
Oppure le classiche ciriole con la mortazza o con il pomodoro che cola sul pavimento, lasciando una scia come fosse il sangue di una ferita.
Questi sono tutti coloro che abitano oltre il Grande Raccordo Anulare, mentre gli altri scartano la loro merendina del mulino bianco o la classica pizzetta rossa al pomodoro.
I cittadini dentro le mura, quelli che la mattina tardano ad entrare a Scuola per passare prima al bar davanti Scuola.
I ragazzi escono in massa dalle aule spinti dal desiderio di addentare il loro panino nascosto e schiacciato dai libri buttati nello zaino, confuso tra ogni genere di schifezza.
Tolgono velocemente la stagnola che avvolge l' agognato boccone e si riempiono la bocca con il primo grande morso, inghiottendo forse qualche residuo di carta rimasta appiccicata sul pane, senza farci troppo caso.
L'aria si riempie dei profumi più diversi, segno delle varie realtà famigliari e folcloristiche paesane.
Il Panino con la frittata, fatto con l'orlo del filone sciapo dei castelli romani con i bordi alti dai quali pendono lunghi lembi di una frittata fatta in casa con uova genuine e cipolle.
Oppure le classiche ciriole con la mortazza o con il pomodoro che cola sul pavimento, lasciando una scia come fosse il sangue di una ferita.
Questi sono tutti coloro che abitano oltre il Grande Raccordo Anulare, mentre gli altri scartano la loro merendina del mulino bianco o la classica pizzetta rossa al pomodoro.
I cittadini dentro le mura, quelli che la mattina tardano ad entrare a Scuola per passare prima al bar davanti Scuola.
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mercoledì 29 gennaio 2014
AMALO ANCHE TU
Quel giorno, suo padre, non ci doveva essere perché ai domiciliari o forse aveva un permesso speciale ma di certo Kevin non se l'aspettava.
Voleva sapere se suo figlio, residente con la sua ex moglie, era venuto a scuola.
Dal giorno in cui fu pubblicata la sentenza di separazione aveva infatti perso il controllo della situazione.
Kevin, una vita sofferta come nessuno dei suoi coetanei, come soltanto pochi adulti sarebbero in grado di sopportare.
Suo padre improvvisamente ossessionato dalla gelosia verso Maria, sua moglie, diventa violento e allora decide di perseguitare insistentemente la sua famiglia.
Ogni tanto piomba improvvisamente a casa e riempie di botte chiunque tenta di contraddirlo.
Per prima la moglie, devastandole il fisico per le percosse, poi i parenti che ogni volta intervengono per difenderli.
Un giorno, racconta Kevin, questa persona, dice, si presenta a casa furibondo e con una tanica di benzina, potete immaginare cosa sia successo, ma prima violenta la moglie davanti suo figlio.
Il quartiere è laurentino 38, uno dei posti più degradati della capitale dove casi del genere sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare.
Kevin viene spesso da me e vuole ogni giorno raccontarmi altri fatti, altri episodi, forse perché crede in qualche modo di liberarsene.
Io lo ascolto e pare che questo gli sia sufficiente, anzi quando va via pur non avendo fatto nulla di straordinario, mi ringrazia sempre.
Ieri gli ho detto di fare rete, di non restare isolato, ovviamente la sua situazione è sotto controllo da parte delle autorità, ma di parlare abitualmente con soggetti abilitati, assistenti sociali, persone referenziate, il parroco del suo quartiere....
Poi, prima di lasciarlo gli ho detto che avrei pregato per lui e che continuerò a farlo.
Alla fine sapendo che l'avrei sicuramente scioccato, ho concluso suggerendogli di "Amare" suo padre nonostante tutto e di scrivergli una lettera dove gli confidava il suo stato d'animo, le ferite profonde che gli aveva procurato e che gli voleva bene.
Mi ha detto se ero improvvisamente impazzito ma gli ho risposto che è l'unica strada da percorrere senza illudersi che i meccanismi legati ai tanti ragionamenti sul caso possano risolvere tutto.
"Amalo Kevin ed esprimigli il tuo amore da figlio, domandagli perché.....e che non tradirai mai nemmeno tua madre. Rispondi al suo odio con l'Amore di Gesù che certamente ti aiuterà a trovare le parole per poterlo fare se inizierai a frequentarlo".
Mi ha guardato impietrito, toccandosi gli occhiali e rimettendoseli più volte sopra il naso. E' rimasto fermo, gelido per pochi secondi, poi si è alzato come se voleva scappare via, in fretta, talmente era imbarazzato dalla mia risposta.
Prima di uscire dalla Presidenza l'ho abbracciato forte e lui ha fatto altrettanto.
Stamattina mi ha detto che ci stava pensando ma che aveva bisogno di aiuto.
Kevin io sono qui.
Voleva sapere se suo figlio, residente con la sua ex moglie, era venuto a scuola.
Dal giorno in cui fu pubblicata la sentenza di separazione aveva infatti perso il controllo della situazione.
Kevin, una vita sofferta come nessuno dei suoi coetanei, come soltanto pochi adulti sarebbero in grado di sopportare.
Suo padre improvvisamente ossessionato dalla gelosia verso Maria, sua moglie, diventa violento e allora decide di perseguitare insistentemente la sua famiglia.
Ogni tanto piomba improvvisamente a casa e riempie di botte chiunque tenta di contraddirlo.
Per prima la moglie, devastandole il fisico per le percosse, poi i parenti che ogni volta intervengono per difenderli.
Un giorno, racconta Kevin, questa persona, dice, si presenta a casa furibondo e con una tanica di benzina, potete immaginare cosa sia successo, ma prima violenta la moglie davanti suo figlio.
Il quartiere è laurentino 38, uno dei posti più degradati della capitale dove casi del genere sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare.
Kevin viene spesso da me e vuole ogni giorno raccontarmi altri fatti, altri episodi, forse perché crede in qualche modo di liberarsene.
Io lo ascolto e pare che questo gli sia sufficiente, anzi quando va via pur non avendo fatto nulla di straordinario, mi ringrazia sempre.
Ieri gli ho detto di fare rete, di non restare isolato, ovviamente la sua situazione è sotto controllo da parte delle autorità, ma di parlare abitualmente con soggetti abilitati, assistenti sociali, persone referenziate, il parroco del suo quartiere....
Poi, prima di lasciarlo gli ho detto che avrei pregato per lui e che continuerò a farlo.
Alla fine sapendo che l'avrei sicuramente scioccato, ho concluso suggerendogli di "Amare" suo padre nonostante tutto e di scrivergli una lettera dove gli confidava il suo stato d'animo, le ferite profonde che gli aveva procurato e che gli voleva bene.
Mi ha detto se ero improvvisamente impazzito ma gli ho risposto che è l'unica strada da percorrere senza illudersi che i meccanismi legati ai tanti ragionamenti sul caso possano risolvere tutto.
"Amalo Kevin ed esprimigli il tuo amore da figlio, domandagli perché.....e che non tradirai mai nemmeno tua madre. Rispondi al suo odio con l'Amore di Gesù che certamente ti aiuterà a trovare le parole per poterlo fare se inizierai a frequentarlo".
Mi ha guardato impietrito, toccandosi gli occhiali e rimettendoseli più volte sopra il naso. E' rimasto fermo, gelido per pochi secondi, poi si è alzato come se voleva scappare via, in fretta, talmente era imbarazzato dalla mia risposta.
Prima di uscire dalla Presidenza l'ho abbracciato forte e lui ha fatto altrettanto.
Stamattina mi ha detto che ci stava pensando ma che aveva bisogno di aiuto.
Kevin io sono qui.
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venerdì 10 gennaio 2014
2014 l'anno della Donna
Non vi stupite, non sono nessuno per proclamare pubblicamente una cosa simile ma nei miei ragionamenti e nel mio vissuto quotidiano sono giunto nuovamente a questa straordinaria verità.
La donna centro dell'Universo, colei che può tutto e dalla quale tutto dipende. Non che l'uomo sia totalmente inutile ma è incapace di fare il bene senza considerare questa straordinaria verità.
Ed in linea col ragionamento, per fortuna ogni tanto i social network partoriscono cibo sano, senza controindicazioni e che addirittura fa bene alla nostra salute.
In questi giorni si sente spesso parlare di Chiara Corbella Petrillo per la quale vita ho contribuito ad organizzare un' evento il prossimo 21 marzo a Roma.
Chiara, non è una persona diversa dalle altre e non ha avuto un fidanzamento speciale con suo marito Enrico.
Chiara ha compreso fino in fondo che il matrimonio non è un problema da risolvere o un progetto da completare ma un rapporto interpersonale profondo e totalizzante dove si diventa "Sposi" e lei si è sentita profondamente la Sposa di Enrico capendo che da quel giorno la sua felicità dipendeva unicamente dal rendere felice suo marito.
La donna centro dell'Universo, colei che può tutto e dalla quale tutto dipende. Non che l'uomo sia totalmente inutile ma è incapace di fare il bene senza considerare questa straordinaria verità.
Ed in linea col ragionamento, per fortuna ogni tanto i social network partoriscono cibo sano, senza controindicazioni e che addirittura fa bene alla nostra salute.
In questi giorni si sente spesso parlare di Chiara Corbella Petrillo per la quale vita ho contribuito ad organizzare un' evento il prossimo 21 marzo a Roma.
Chiara, non è una persona diversa dalle altre e non ha avuto un fidanzamento speciale con suo marito Enrico.
Chiara ha compreso fino in fondo che il matrimonio non è un problema da risolvere o un progetto da completare ma un rapporto interpersonale profondo e totalizzante dove si diventa "Sposi" e lei si è sentita profondamente la Sposa di Enrico capendo che da quel giorno la sua felicità dipendeva unicamente dal rendere felice suo marito.
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lunedì 30 dicembre 2013
Permesso, grazie, scusa
Lo Spirito Santo comunica nella maniera più opportuna e meglio adeguata ai tempi. Utilizza forme brevi, come fossero degli slogan, dei motti, sullo stile e molto meglio delle migliori società di comunicazione al mondo. Meno pistolotti e discorsi interminabili riservati solo a coloro che possono comprenderli. Abbiamo grazie a Dio un Pontefice a tutto campo che non usa più il catenaccio, chiudendosi in difesa. Un vero special one che gioca all’attacco, e che porta in rete i difensori e perfino il portiere. Le sue partite cominciano con la squadra schierata in orizzontale sulla linea di centro campo, dimostrando all’avversario che non ha paura di nessuno ed è pronta a colpire non appena fischiato il calcio d’inizio. Un Papa rep che sono certo utilizzerebbe perfino il ballo per arrivare a quanta più gente possibile. Noi siamo le sue casse acustiche con il compito di far arrivare i vari motivetti, le frasi più incisive, nel DNA di chi ci passa accanto. Togliamoci dalla mente i discorsi a reti unificate, i cerimoniali, le consuetudini barocche e di palazzo e aiutiamo Papa Francesco a ricostruire le relazioni umane con maggiore autenticità e soprattutto con i fatti. L’uomo realizza se stesso quando esce da se stesso e si da a qualcosa o a qualcuno Fecondi e incisivi cercando costantemente la stoccata vincente attraverso quel suggerimento, quell’esempio quotidiano che ci consentirà di giocare per vincere.
Mio figlio Stefano dove ripete le tre paroline magiche
sullo stile del più famoso slogan di Italia 1.
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mercoledì 11 dicembre 2013
Il dramma di una vita vissuta con timore
Io che cammino, lavoro che guido, arrivo a casa che vado in palestra e poi che parlo con mio figlio, saluto il portiere, discuto all'ufficio postale, mi ammalo, guarisco, non guarisco, muoio.
Io e i miei difetti, le mie cadute, le salite, l'andatura, i gran premi della montagna, gli insuccessi, la volata verso il traguardo.
Mi illudo di aver finalmente debellato quel difetto e invece ricado, cado di nuovo nonostante la mia lotta più o meno costante, forse colpa dell'abitudine cresciuta e pasciuta in quelle zone di "confort" a cui mi sono abituato mio malgrado.Io e i miei difetti, le mie cadute, le salite, l'andatura, i gran premi della montagna, gli insuccessi, la volata verso il traguardo.
Tanto non mi succede nulla, sono sempre io che decido e alla fine mi abituo e tutto sembra normale, permesso e magari m' illudo.
Il peccato mi spaventa, mi deprime, com'è possibile che esista il male?
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mercoledì 27 novembre 2013
Un inatteso incontro con la Croce
Ero ragazzo, poco più che ventenne quando frequentavo in via castro laurenziano, la facoltà di economia e commercio di Roma.
A casa non c'era molto spazio per studiare ed inoltre mia madre era solita organizzare nel pomeriggio delle interminabili riunione della Stanhome durante le quali saltava con decisione su una serie di prodotti di plastica dura per dimostrare che nonostante il suo peso, circa 100 chili d'Humanae Vitae, gli oggetti non venivano minimamente deformati ne si spezzavano.
Partecipava tutto il palazzo, ben 9 piani di morbidezza, tutti zippati in una casa di appena 50 metri quadri.
Sembrava di stare sull'autobus durante l'ora di punta.
Allora io avevo una bicicletta con i freni a bacchetta, una bianchi dei primi del 900 con la quale mio nonno, ebanista, si recava ogni giorno dal quartiere monti a via di ripetta dove aveva la bottega.
Mi alzavo presto per dirigermi verso l'università con la mia borsa di tolfa sulle spalle che conteneva il libro di Vittorio Marrama, Economia Politica 1.
Una mattina all'altezza di santa Croce in Gerusalemme imprevedibilmente le due ruote si infilano all'interno delle rotaie del tram.
Improvvisamente hai la sensazione, dovuta alla rigidità del manubrio che non puoi più mantenere la rotta e che qualcos'altro sta condizionando il percorso che avevi immaginato di fare.
A casa non c'era molto spazio per studiare ed inoltre mia madre era solita organizzare nel pomeriggio delle interminabili riunione della Stanhome durante le quali saltava con decisione su una serie di prodotti di plastica dura per dimostrare che nonostante il suo peso, circa 100 chili d'Humanae Vitae, gli oggetti non venivano minimamente deformati ne si spezzavano.
Partecipava tutto il palazzo, ben 9 piani di morbidezza, tutti zippati in una casa di appena 50 metri quadri.
Sembrava di stare sull'autobus durante l'ora di punta.
Allora io avevo una bicicletta con i freni a bacchetta, una bianchi dei primi del 900 con la quale mio nonno, ebanista, si recava ogni giorno dal quartiere monti a via di ripetta dove aveva la bottega.
Mi alzavo presto per dirigermi verso l'università con la mia borsa di tolfa sulle spalle che conteneva il libro di Vittorio Marrama, Economia Politica 1.
Una mattina all'altezza di santa Croce in Gerusalemme imprevedibilmente le due ruote si infilano all'interno delle rotaie del tram.
Improvvisamente hai la sensazione, dovuta alla rigidità del manubrio che non puoi più mantenere la rotta e che qualcos'altro sta condizionando il percorso che avevi immaginato di fare.
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mercoledì 6 novembre 2013
Se tutto va bene, siamo rovinati
Ti voglio bene mio Gesù quando mi fai sentire un povero imbecille.
Accade ogni volta che non oso mettermi in discussione, ogni volta che decido di avere una visione della vita centrata solo su me stesso.
Grazie a te mio Signore se riesco ad udire i tuoi passi avvicinarsi ogni giorno, fino a confondersi con le mie orme avvertendo con chiarezza la tua indispensabile presenza.
L'uomo può arrivare ad una veneranda età continuando ad esprimere certezze, credendo siano frutto della sua inviolabile esperienza.
Vorrei non avere mai delle garanzie individuali frutto soltanto dei miei bei ragionamenti ma godere della complessità della vita che non chiede di essere risolta ma semplicemente vissuta da folli visionari, da grandi e spregiudicati sognatori che si gettano all'occorrenza tra le forti braccia di Nostro Padre Dio.
Vorrei tanto continuare ad imbullonare periodicamente i miei obiettivi cercando di realizzarli con coerenza e a qualunque costo.
Accade ogni volta che non oso mettermi in discussione, ogni volta che decido di avere una visione della vita centrata solo su me stesso.
Grazie a te mio Signore se riesco ad udire i tuoi passi avvicinarsi ogni giorno, fino a confondersi con le mie orme avvertendo con chiarezza la tua indispensabile presenza.
L'uomo può arrivare ad una veneranda età continuando ad esprimere certezze, credendo siano frutto della sua inviolabile esperienza.
Vorrei non avere mai delle garanzie individuali frutto soltanto dei miei bei ragionamenti ma godere della complessità della vita che non chiede di essere risolta ma semplicemente vissuta da folli visionari, da grandi e spregiudicati sognatori che si gettano all'occorrenza tra le forti braccia di Nostro Padre Dio.
Vorrei tanto continuare ad imbullonare periodicamente i miei obiettivi cercando di realizzarli con coerenza e a qualunque costo.
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giovedì 24 ottobre 2013
Non c'è pace tra gli ulivi
Ieri sera finalmente il tanto atteso “Ballarò”.
Mi siedo sul divano, prendo il telecomando e punto decisamente la pupilla elettronica dell’aggeggio verso il televisore come volessi parlare al genio della lampada ordinandogli di esaudire il mio ultimo desiderio, quello di regalarmi una mezz’ora di meritata tranquillità.
D’improvviso, si siede a qualche metro di distanza, sulla poltrona davanti, la “battagliera”, alias mia moglie, che mi dice: “che dici, lo iscriviamo Stefano in piscina almeno fino a dicembre?”
“Eh? …si, si, va bene, okay”.
“Ma tu che dici?” ed io, “ma si va bene, adesso viene Crozza…” e lei, “ma che c’entra Crozza, dicevo di Stefano…”, le rispondo, “si okay, iscrivilo sono d’accordo con te, mi pare un’ottima scelta”.
La battagliera: ”Si ma io non sono più convinta, secondo me gli fa male perché ha le orecchie tappate dal catarro e magari in piscina peggiora”.
Gli rispondo “hai ragione in piscina peggiora……..vedi adesso voglio proprio vedere cosa gli risponde Pagnoncelli”.
Lei: “ma Pagnoncelli chi? Mi dici allora che ne pensi?”
Dico: “si, si, si va bene mandacelo ma non mandarcelo, insomma ci va ma poi strada facendo ci ripensi e lo riporti, insomma fai una cosa di quelle che vanno bene ad entrambi i tuoi ragionamenti…”
“Ma non mi stai ascoltando?...possibile che quando vedi sta benedetta TV ti rincoglionisci del tutto?”
“Ma se non la vedo mai….aspetto giusto il martedì per Ballarò e la domenica sera per lo sport”.
Mi siedo sul divano, prendo il telecomando e punto decisamente la pupilla elettronica dell’aggeggio verso il televisore come volessi parlare al genio della lampada ordinandogli di esaudire il mio ultimo desiderio, quello di regalarmi una mezz’ora di meritata tranquillità.
D’improvviso, si siede a qualche metro di distanza, sulla poltrona davanti, la “battagliera”, alias mia moglie, che mi dice: “che dici, lo iscriviamo Stefano in piscina almeno fino a dicembre?”
“Eh? …si, si, va bene, okay”.
“Ma tu che dici?” ed io, “ma si va bene, adesso viene Crozza…” e lei, “ma che c’entra Crozza, dicevo di Stefano…”, le rispondo, “si okay, iscrivilo sono d’accordo con te, mi pare un’ottima scelta”.
La battagliera: ”Si ma io non sono più convinta, secondo me gli fa male perché ha le orecchie tappate dal catarro e magari in piscina peggiora”.
Gli rispondo “hai ragione in piscina peggiora……..vedi adesso voglio proprio vedere cosa gli risponde Pagnoncelli”.
Lei: “ma Pagnoncelli chi? Mi dici allora che ne pensi?”
Dico: “si, si, si va bene mandacelo ma non mandarcelo, insomma ci va ma poi strada facendo ci ripensi e lo riporti, insomma fai una cosa di quelle che vanno bene ad entrambi i tuoi ragionamenti…”
“Ma non mi stai ascoltando?...possibile che quando vedi sta benedetta TV ti rincoglionisci del tutto?”
“Ma se non la vedo mai….aspetto giusto il martedì per Ballarò e la domenica sera per lo sport”.
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martedì 15 ottobre 2013
E vabbè…domenica pranziamo dai tuoi
A Reggio Calabria l’ 80% della popolazione maschile si chiama Giuseppe. Mio suocero reggino d.o.c. anche lui non poteva certo smentire la tradizione calabra. Pino per gli “amici”, un personaggio robusto, di circa 130 chili di morbidezza. Capelli bianchi, pelle lucida e tirata come fosse la membrana di una batteria.
Raramente veniamo invitati a casa loro perchè il pranzo o la cena richiedono, secondo le usanze, un tempo di preparazione non inferiore ai tre giorni. A casa di calabresi non si improvvisa mai, non esistono panini mordi e fuggi, modello fast food, ma si privilegia una cucina slow food, alla carta per così dire. La media delle portate si aggira al di sopra dei 10 piatti per ciascun ospite o vittima designata, che dir si voglia.
Domenica scorsa sembrava avessero cucinato per un battaglione dell’esercito Assiro Babilonese mentre in realtà eravamo soltanto 8 persone in tutto. L’antipasto consisteva in 32 uova sode decorate come fossero ciascuna dei piccoli porcellini con occhi, naso e orecchie farcite da verdure.
Raramente veniamo invitati a casa loro perchè il pranzo o la cena richiedono, secondo le usanze, un tempo di preparazione non inferiore ai tre giorni. A casa di calabresi non si improvvisa mai, non esistono panini mordi e fuggi, modello fast food, ma si privilegia una cucina slow food, alla carta per così dire. La media delle portate si aggira al di sopra dei 10 piatti per ciascun ospite o vittima designata, che dir si voglia.
Domenica scorsa sembrava avessero cucinato per un battaglione dell’esercito Assiro Babilonese mentre in realtà eravamo soltanto 8 persone in tutto. L’antipasto consisteva in 32 uova sode decorate come fossero ciascuna dei piccoli porcellini con occhi, naso e orecchie farcite da verdure.
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martedì 8 ottobre 2013
A casa di Betty
Sabato mattina“la battagliera” (alias Emanuela), riceve una telefonata e si avvia nel solito angolo di casa dove crede di non essere osservata dai vari coinquilini.
Il posto corrisponde davanti la finestra del bagno cosiddetto padronale che spalanca con l’intenzione di far uscire le sue frasi più intime, a volte compromettenti, non foss’ altro perché coinvolgono tutta la famiglia, senza che nessuno di noi possa dire la sua. Chi parlava dall’altra parte del cavo era Betty che ci invitava a casa sua per cena. Mia moglie parlando alla finestra aveva informato come al solito anche tutto il vicinato, meno i diretti interessati.
Infatti quella sera c’era il derby, Roma - Lazio ma tanto per lei la Roma perde e quest’anno per fortuna più lo pensa più vince. Decido per amore, ma soprattutto per farmi perdonare dell’inconsistenza di una spesa fatta il giorno prima al supermercato, nonostante avessi speso sopra i duecento euro, di rinunciare alla partitissima. Alla Conad avevo infatti preso di tutto, meno le cose cui s’era raccomandata di mettere nel carrello.
Per lo più il marito di Betty ha una faccia da pesce lesso e ride in continuazione. Due lenti spesse sopra il naso e un numero di capelli piuttosto sparuto e spalmati di grasso che gli passano come riporto da un lato all’altro della testa.
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sabato 28 settembre 2013
Arriva Virgilio
" Manu, mi ha telefonato un vecchio amico e dice che la prossima settimana viene a Roma dal nord e verrebbe a dormire da noi"
" ma che sei pazzo, ma proprio non ti rendi conto.......e adesso me lo dici, ma che sei impazzito totalmente?"
"Evvabbe' che voi che sia, abbiamo un letto in più' di la' da Giovanni, se mette lì'"
"Ma lo senti, per lui è tutto facile, se mette lì'..... Ma non lo capisci che abbiamo soltanto una settimana e la casa cade a pezzi...oddio mo devo chiama' il muratore, l'arrotatore,il palchettista, Il pittore, una società' di pulizie, .......devo rifare pure i mobili...chissà' come ci giudicherà'
" guarda che mica arriva Papa Francesco...che hai capito...si tratta di un amico ed è' pure piccolo, basso, peserà' 50 chili...quello se mette pure a dormi all'impiedi, magna pure poco...."
"Disgraziato, levate che mo devo inizia' a spolverare...speriamo de fa in tempo, piuttosto vai a fare la spesa e mi raccomando compra la frutta" Dopo un paio d'ore.
"Amo', so tornato, metto la spesa a posto e vado da Roberto a vedere la Roma,...c'è' il derby"
"L'hai presa la frutta?"
"Che hai detto?"
"La frutta dove sta?"
"E già' do sta? Era qui"
"Non l'hai presa vero?"
"No e'......che non c'era"
" ma come alla esselunga non c'era la frutta? li' c'è' sempre"
"C'era, ma era brutta, era cattiva"
"Non sei andato alla esselunga vero?"
"Eh ....no non ci sono andato, ma tanto prima che arriva Virgilio sarà' ricresciuta pure sulle piante e magari la vado a prende dal contadino"
"Vattene va, tanto la Roma perde"
" e no...non tocchiamo questi tasti, pussa via..."
L'uomo non sa mentire, basta guardarlo fisso sulla punta del suo naso, mentre la donna vede la casa come una camera operatoria, perfettamente asettica, a prova di acaro.
Uno a uno, palla al centro.
" ma che sei pazzo, ma proprio non ti rendi conto.......e adesso me lo dici, ma che sei impazzito totalmente?"
"Evvabbe' che voi che sia, abbiamo un letto in più' di la' da Giovanni, se mette lì'"
"Ma lo senti, per lui è tutto facile, se mette lì'..... Ma non lo capisci che abbiamo soltanto una settimana e la casa cade a pezzi...oddio mo devo chiama' il muratore, l'arrotatore,il palchettista, Il pittore, una società' di pulizie, .......devo rifare pure i mobili...chissà' come ci giudicherà'
" guarda che mica arriva Papa Francesco...che hai capito...si tratta di un amico ed è' pure piccolo, basso, peserà' 50 chili...quello se mette pure a dormi all'impiedi, magna pure poco...."
"Disgraziato, levate che mo devo inizia' a spolverare...speriamo de fa in tempo, piuttosto vai a fare la spesa e mi raccomando compra la frutta" Dopo un paio d'ore.
"Amo', so tornato, metto la spesa a posto e vado da Roberto a vedere la Roma,...c'è' il derby"
"L'hai presa la frutta?"
"Che hai detto?"
"La frutta dove sta?"
"E già' do sta? Era qui"
"Non l'hai presa vero?"
"No e'......che non c'era"
" ma come alla esselunga non c'era la frutta? li' c'è' sempre"
"C'era, ma era brutta, era cattiva"
"Non sei andato alla esselunga vero?"
"Eh ....no non ci sono andato, ma tanto prima che arriva Virgilio sarà' ricresciuta pure sulle piante e magari la vado a prende dal contadino"
"Vattene va, tanto la Roma perde"
" e no...non tocchiamo questi tasti, pussa via..."
L'uomo non sa mentire, basta guardarlo fisso sulla punta del suo naso, mentre la donna vede la casa come una camera operatoria, perfettamente asettica, a prova di acaro.
Uno a uno, palla al centro.
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mercoledì 25 settembre 2013
Ore 6 - Quando canta il gallo
Ogni mattina si ode il medesimo urlo della mia dolce metà
perfettamente in scia alla radio sveglia che è stata poggiata scomodatamente e
volontariamente da mia moglie sul comò per “aiutare” coloro che invece
preferirebbero continuare una decina di minuti ancora a gongolarsi nel letto.
Sono le ore 6 e fuori è notte fonda.
“Andiamo, forza, che aspettate, embè, allora…, alzarsi su…...”
” Ma amore non andiamo mica a caccia, in fondo dobbiamo uscire
alle 7,30”.
“Ma che dici,.. te conosco mio caro, eppoi i bambini ci mettono un
sacco ed io voglio che facciamo colazione tutti insieme”
Prende la liana e raggiunge in un battibaleno la cucina sempre
urlando fino a perforare i timpani dei poveretti che hanno perso il loro
cuscino durante la notte e che per questo non riescono a coprirsi le orecchie.
Alle 6, 30 siamo tutti in piedi, vestiti e lavati con la colazione
addirittura già digerita.
“Emmo che famo?”
Qualcuno dice “Riannamo a letto va, tanto è presto, …..bonanotte”.
“Avete preso la merendina, la giustificazione, il righello con
l’astuccio del compasso…., dai prendi il diario e scrivi che oggi devi mangiare
in bianco per via della diarrea e tu guarda che capelli, sembra che ti ha
leccato una vacca in un alpeggio, forza vatteli a lavare.
Pierluigi lì c’è la
ricevuta del condominio, non scordartela pure stamattina altrimenti ci fanno
causa prima o poi. Scommetto che
anche stamattina non ti sei ancora lavato i denti,…proprio uguale a tua madre
che vi ha educato come degli animali,
te e a tua sorella.
Agneseeeeeeeeeeeee forza chiama l’ascensore.
Giovanni lascia la chiave al portiere che oggi viene nonna a
stirare e tu Pietro rifatti il letto prima di uscire”.
“ A mammaaa e non stufà..fatte na vita, scialla”.
“Stefano dai corri che siamo in ritardo, ma dove sta tuo
padre…scommetto che è ancora in bagno..ma che schifo”
Miei cari lettori, benveuti in Paradiso.
E questo è solo l’inizio, eppure mentre guido per andare al lavoro
non posso fare a meno di ridere imitando l’urlo di mia moglie che non sfigura, vi
assicuro, nemmeno davanti all’altro urlo, quello del celebre Munch. E allora mi viene ancora da rideree di più, soprattutto guardando la faccia di
quelli che si accostano con la loro autovettura ai semafori e che mi sentono
tuonare come fossi il Tarzan de san Giovanni.
Evviva la vita.
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