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mercoledì 2 marzo 2016

Ti porterò con me: storie di giovani e dei loro maestri di strada

             
Ogni giorno, attraverso il mio lavoro di preside della scuola professionale Elis, entro in contatto con le storie di ragazzi della periferia di Roma. Nonostante la vita li abbia spesso messi di fronte ad ostacoli e sfide di ogni genere, sono stato testimone di come, avendone avuta l’opportunità, si sono riscattati e hanno trovato la loro strada nella vita. 

Storie come queste spesso non hanno un palcoscenico, per questo ho provato a raccontarle in un libro da cui ho tratto poi uno spettacolo teatrale dal titolo omonimo "Ti porterò con me - Storie di giovani e dei loro maestri di strada”. 


In questo video trovate un piccolo estratto della rappresentazione che ho messo in scena lo scorso dicembre al Teatro Italia di Roma. Chi volesse può scrivermi a p.bartolomei@elis.org e insieme cercheremo di portare lo spettacolo nella vostra città, non c’è bisogno di teatri o grandi organizzazioni, bastano le storie dei ragazzi che vi racconterò con l’aiuto di un proiettore.



                 

giovedì 18 dicembre 2014

Tu sei mio Padre.....io sono tuo figlio.


Sembrava un giorno tranquillo ma ormai so bene che mai dire mai ed infatti alle 8 e un quarto bussano timidamente alla porta: "Preside sono la madre di Giacomo, la posso disturbare? Sono molto preoccupata perchè mio figlio non vuole più frequentare la Scuola, se ne sta sdraiato a letto tutto il giorno".

Mi racconta che qualche anno fa scopre il tradimento di suo marito con una donna che non vuole assolutamente mollarlo nonostante abbia dei figli da crescere, chiedendogli insistentemente di lasciare la famiglia.
Un giorno, all'improvviso, l'amante, si materializza con una scusa in casa di Giacomo e rivela ai figli la sua relazione clandestina con il papà.

Poi minaccia la madre e nei giorni seguenti la perseguita lasciandole dei bigliettini sotto la porta, nella cassetta postale, continuando ad importunarla con ogni genere di azioni al fine di esasperarla affinchè conceda la separazione.

Come se non bastasse anche il suo "compagno" inizia a telefonarle e a minacciare, questa volta il padre di Giacomo perché lasci in pace la sua donna.
Giacomo è sempre lì presente, anzi, il caso vuole che sia sempre lui a rispondere al telefono quando questa signora o il suo convivente chiamano ed è costretto ad ascoltare perfino particolari e fatti spiacevoli.
I giorni purtroppo passano tra una litigata e l'altra, un vero inferno e sempre alla presenza dei figli che assistono inermi.

La domenica non si esce più, come si dovrebbe fare in famiglia e l'estate sempre tutti a casa, oppure ognuno per conto proprio.
Sembra la fine, l'annullamento di qualsiasi prospettiva, come se si fosse verificata un'esplosione.
Ad un certo punto la mamma di Giacomo scoppia a piangere e dice che non ce la fa più ma che deve andare avanti per loro, soprattutto per Giacomo che rischia una depressione.
La Scuola è piena di situazioni simili, una vera emergenza.
Ragazzi che tornando a casa non trovando nessuno fino a sera per poi assistere all'ennesima litigata.
Il silenzio, l'isolamento che è la peggiore tra le punizioni per un essere umano, la più devastante.
La Scuola a tempo pieno potrebbe essere una goccia nell'oceano, una Scuola che nel pomeriggio mette in pista una serie di attività collegate alla realtà lavorativa, alla cultura, alla bellezza.

Ma la cosa più importante è combattere il demone della tristezza, nonostante tutto. L'eccessiva tristezza porta alla cattiveria. Si deve dare ai giovani almeno una ragione per cui vale la pena vivere anche quando lungo la vita ci si può scontrare con la croce. Dire ai nostri ragazzi che li amiamo prima che cambiano, cosi come sono. Sempre positivi, testimoni credibili, felici anche quando le cose vanno meno bene perché più si e contenti più si diventa buoni. Dietro la nostra libertà si nasconde un dramma, quello di poter fare realmente quello che si vuole, nel bene e nel male. I giovani li aiutiamo soltanto se vedono in noi la passione per la vita, comunque e in qualsiasi situazione. L'attuale crisi in fondo non e' principalmente economica ma dipende innanzitutto dall'eccessivo pessimismo e dalla tristezza della gente che non ci crede e che non aspira più alla propria santità.

mercoledì 8 ottobre 2014

Aggiungi un posto all’auto

Al canto del gallo si ode improvvisamente un urlo come fosse Tarzan che con la sua liana sopraggiunge dalla foresta attraversando velocemente il corridoio di casa fino a lanciarsi direttamente sul mio letto che improvvisamente rimbalza, simulando un movimento tellurico: “Pierluigiiiiiiiiiiiiiiii, dai andiamo che è tardi e devi farti ancora la valigiaaaa. Noi è già due ore che siamo in piedi e tu ancora nel letto a dormire, ma che esempio dai ai ragazzi?”

" A Manuè, ma so le cinque di mattina, dove dobbiamo andà a caccia? Ma è mai possibile che uno invece desse contento di andare in vacanza, si deve fare il sangue amaro alzandosi all’alba. Lo sai che nun ce metto gnente a famme la valigia".

Infatti non appena loro stanno chiamando l’ascensore, prendo il mio trolley e giusto il tempo che venga al terzo piano mi sono perfino lavato ed ho finito di mettere i miei quattro indumenti di sopravvivenza nel mio bauletto, grande più o meno come un’ astuccio scolastico. Due mutande, due calzini, un costume da bagno da tenere anche come pigiama, un paio di infradito, uno spazzolino senza dentifricio, un jeans, una canottiera bianca, modello Rocco e i suoi fratelli e due magliette.

martedì 30 settembre 2014

Bulli: veri o falsi?

Trooooppo giusto. Daje a Zoro, famose na paja prima d'entrà a Scola.

E anche quest'anno il viaggio è appena ricominciato, la prima campanella è suonata in perfetto orario ed ormai sono passate ben due settimane.
Ma che Scuola ti aspettavi ?
Mi risponde Alex, del primo meccanici: " Immaginavo i professori più cattivi ma invece sono molto bravi. I laboratori sono fantastici, la casa è bella e capisco che devo studiare tanto e impegnarmi. Non mi devo distrarre come succedeva spesso prima. Mi piace il professore di matematica perché ride spesso ed ha un' accento strano, sembra straniero ma invece è di Palermo, anche mio padre è di Palermo ma non è così simpatico".
Oggi ho fatto due chiacchiere con Ibrahim, un ragazzo che viene dalla nuova Guinea.
Ha soli 16 anni ed è una persona splendida, molto educato e con gli occhi impauriti.
Presto lo inviterò a cena a casa mia come faccio abitualmente con alcuni ragazzi stranieri. Voglio che i miei figli imparino dai loro racconti e dalla loro semplice gestualità.
Ha una voglia matta di fare il meccanico.
Dice che i genitori sono scappati perché senza permesso di soggiorno ma lui è voluto restare anche se da solo e così giovane.
Mi ha raccontato della guerra, di quello che i suoi occhi hanno visto.
Dorme sui pulmann che prende di sera senza scendere mai, nascondendosi tra i sedili fino al deposito per poi ripartire la mattina dopo e scendere alla prima fermata.
In Italia ha fatto un anno integrativo per prendere la licenza media affinchè gli fossero riconosciuti gli studi fatti in Africa.
Dice "Studiavo dalle 7 di mattina fino alle 8 di sera senza mai pranzare".
Gli ho detto perché saltava il pranzo e mi ha risposto: "perché non mi interessava, adesso mi interessa soltanto imparare la meccanica".
Oggi ho firmato la prima sospensione dell'anno scolastico ad un ragazzo rumeno che ha minacciato un professore soltanto perché ha pronunciato il suo cognome. Dice che vuole essere chiamato per nome perché lui non ha mai avuto un padre. Si mostra particolarmente aggressivo. ricordandomi le sue imprese nell'altra scuola da dove è stato cacciato per aver picchiato un suo coetaneo mandandolo all'ospedale in coma e di quando chiuse a chiave una professoressa nel bagno.
Ha un viso scolpito con l'accetta, i capelli rasati e alcuni piercing in varie parti del volto, uno che pare abbia già deciso quale strada intraprendere e da che parte stare, di certo non dalla parte della Legge.
La sfida è cominciata per tentare di convincerlo che è la strada sbagliata e che la sua vita insieme a quella degli altri vale invece moltissimo.

giovedì 15 maggio 2014

Davide, Mirko, Mario, Vittorio, Fabio, Kevin, Paolo, Franco, Piero, Luca, Francesco, Cesare, Emanuele,.. (L'importanza del quotidiano)

Ogni mattina arrivo presto, prima del suono della campanella programmata per le 8.
Di solito prendo un caffè al bar davanti Scuola, ex Roma club casal bruciato e poi mi avvio per entrare. Stavolta, sul lato del cancello principale mi aspettava Davide che appena mi vede stende la sua mano aperta dicendo "Professò questo e pe lei..". Una piccola scatola trasparente che conteneva un Rosario con un moschettone da appendere al collo come una catenina, cosa che ho fatto subito davanti a lui e che ancora oggi porto con me. Si era recato lo scorso fine settimana in visita presso la chiesa di San Rocco a valle cupa con sua madre e in quell'occasione aveva pensato al suo Preside che spesso gli chiede di pregare per l'alunno che ne ha più bisogno.
Davide è figlio naturale di una famiglia slava della quale ricorda soltanto suo padre quando lui aveva tre anni.
Si ricorda che l' obbligava a starsene seduto sulla sedia di un bar tutto il giorno mentre lui smaltiva l'ennesima sbornia giocando fino all'ultima moneta con le slot machine.
Aveva fame, ma nessuno lo ascoltava e quando piangeva suo padre non di rado gli spegneva la sigaretta sul braccio per farlo tacere, ancora oggi porta i segni di quelle tremende cicatrici sulla pelle.
Da allora Davide non ha più pianto in vita sua neanche quando sarebbe opportuno per esprimere i suoi sentimenti più profondi, non ci riesce più perché associa l'emozione al dolore e alla violenza subita in tenera età.
Addirittura un giorno suo padre, stanco di vederlo gironzolare ai suoi piedi, lo gettò al di là dei cancelli di un campo rom, facendolo volare come una palla, poi scappò e lui rimase lì per un paio d'anni finendo sulla strada a chiedere l'elemosina.
Finalmente un giorno, la prima adozione, poi la seconda, la terza ma nessuna andò a buon fine, finchè non venne il momento di una famiglia che l'aveva perfino notato quando era costretto a starsene in un bar facendo la guardia al padre ubriaco.

giovedì 8 maggio 2014

Diventa Mentore


Telemaco non aveva mai conosciuto suo padre Ulisse che partì il giorno stesso in cui venne alla luce.
Diventato adulto maturò ben presto l'idea di conoscere chi fosse suo padre del quale aveva sentito narrare le incredibili gesta e allora decise anche lui di compiere un viaggio guidato da Atena, una dea che aveva assunto per l'occasione, l'aspetto dell'amico paterno, Mentore.
Si recò nel Peloponneso a Pilo da Nestore e a Sparta da Menelao, due vecchi amici di Ulisse, in cerca di notizie di suo padre, ma invano.
I due però gli parlarono molto di Ulisse, del suo eroismo e questo fu fondamentale per capire soprattutto se stesso.
Soltanto dopo aver capito chi era suo padre, ebbe maggiore autostima e molta più consapevolezza come figlio.
Tornato ad Itaca ritrova presso Eumeo il padre, ritornato come fosse un mendicante.
E dopo il riconoscimento, passati ormai vent'anni, Telemaco aiutò Ulisse ad uccidere i Proci e a vendicarsi dei servi infedeli.
I "proci" per i nostri giovani rappresentano il loro disagio giovanile, le loro fragilità, le insicurezze, le infinite paure, l'alcool e la droga.

L'occasione di questa riflessione per lanciare a tutti voi un progetto concreto, non il solito post come fosse un bel quadro che ritrae soltanto un pezzo della realtà senza che si possa modificare ma con l'unico risultato possibile, quello di rammaricarsi di come vanno le cose nel mondo.
Chi di voi allora vuole diventare "Mentore" di ragazzi adolescenti che vivono i loro drammi all'interno di un terribile isolamento?
Immagino di costruire una squadra di una trentina di persone che hanno avuto successo nella vita e che sentono il dovere di restituirne una piccola parte, attraverso il loro tempo, alla collettività che gli ha permesso tutto questo.
Immagino professionisti di qualsiasi età, celibi, sposati, imprenditori, manager, impiegati e professionisti adulti che hanno maturato una significativa esperienza di vita e che sappiano soprattutto, attraverso l'ascolto, indirizzare e rispondere ai quesiti che i giovani non sanno più a chi rivolgere.

martedì 29 aprile 2014

Il Mantra del Docente

La vicenda dei professori del liceo Giulio Cesare di Roma denunciati per corruzione di minori avendo fatto leggere e discutere in classe un romanzo in cui si descrive un rapporto sessuale tra gay, rappresenta una grave aggressione all'uguaglianza dei sessi e alla libertà di espressione e di insegnamento prevista dalla Costituzione Italiana. Lo ha affermato il Codacons, che non si ferma ad attaccare gli autori di questa ridicola denuncia, ma va oltre e offre ai due docenti coinvolti il supporto legale per difendersi dalle insulse accuse.

La libertà d’insegnamento , mantra del docente, trae la sua origine dall’interpretazione dell’art. 33 della nostra costituzione: “ L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento”.
Si tratta di un principio posto a fondamento della vita e dell’attività delle scuole a cui il comune sentire attribuisce il seguente contenuto:
"La libertà di insegnamento consiste nel garantire il docente contro ogni costrizione o condizionamento da parte dei pubblici poteri”
“Al riconoscimento di tale libertà corrisponde l'attribuzione di un diritto soggettivo al singolo docente, il quale, in piena autonomia e senza condizionamenti, proprio perché libero, deve poter decidere sia le modalità tecnico didattiche del proprio insegnamento, sia i valori formativi che intende trasmettere ai propri allievi”.

La risposta di un Preside di Frontiera:

- credo altrettanto liberamente di poter affermare che non sono d’accordo e che secondo me questo "comune sentire" rappresenta una concezione anarchica della Scuola come se ci fosse l'idea di un ordine fondato sull'autonomia assoluta ed inviolabile degli individui, chiunque essi siano.
Gli anarchici propugnano una società priva di potere centrale e di qualsiasi indirizzo, composta da individui che si organizzano liberamente.
Non è ipotizzabile che chi fa Scuola dai massimi livelli a quelli operativi, siano portatori di filosofie anarchiche.

lunedì 28 aprile 2014

Il mondo alla rovescia

Paco fa tutto di testa sua, educarlo e' impossibile. Su Leggo del 22 aprile appare a pagina 6 una lettera scritta da due coniugi che dice:
"Paco ha soli tre anni ma non si riesce ad uscire con lui perché prende e scappa, stessa cosa se viene con noi ai giardini o al parco.
In casa e' buonissimo ma appena usciamo diventa irrequieto".
La risposta dell'esperto educologo:
"Certo che mi avete dato proprio una bella gatta da pelare! Problemi come quelli che avete descritto non sono così facili da risolvere e spesso e' necessario l'intervento di uno specialista di medicina comportamentale. Una cosa che emerge chiaramente e' che voi due non siete sufficientemente autorevoli. In questo modo lui esercita il suo dominio su di voi e ottiene il massimo dell'attenzione.
Vi manca continuamente di rispetto e ne combina di tutti colori. Con questo cattivo comportamento cerca di crearsi una posizione sociale più alta e alla fine ottiene sempre la massima attenzione possibile dalle persone a lui più care.
Certo dovrei conoscerlo meglio e sapere di più sulla sua infanzia, intesa come rapporto con i suoi fratelli, con la madre e sulla sua socializzazione da piccolo. La cosa migliore sarebbe quella di affidarsi ad un comportamentalista esperto che lo visiti e che escluda cause organiche in atto e che vi consigli una terapia comportamentale".
Voi non ci crederete ma il soggetto di cui stiamo parlando e' un incrocio tra un pastore belga e un pastore tedesco, un normalissimo cane.
Un cane che fa una vita da fanciullo e che ha una dignita' superiore a quella di un essere umano se leggiamo un'altro articolo dello stesso quotidiano a pagina 4 e che parla dell'ennesimo sbarco di migranti a Lampedusa.
Verrebbe da dire che la carta costa e che forse dobbiamo smetterla di pensare ad un mondo visto alla rovescia.


giovedì 10 aprile 2014

Cazzocchia

In questi giorni in cui si parla molto di modernità, di nuove forme di famiglia, di fecondazioni sperimentali, di teorie legate al genere e di altri ragionamenti da salotto, mi torna in mente mia nonna Teresa, il suo viso sempre disteso e i suoi proverbi pieni di saggezza.

Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati mentre dimenticano che gli dobbiamo molto. Domandiamoci se tutta questa evoluzione è così necessaria e se Gesù Cristo ha espresso delle semplici opinioni.
Con questo post vi regalo delle immagini antiche, forse già presenti nei vostri ricordi.
“Cazzocchia”, una ridente contrada, nel comune di Cantalice, situata nel mezzo degli Appennini.
I miei due zii, contadini, non sposati, vivono in una casa povera, senza riscaldamenti. Purtroppo uno dei due, Guido, morì improvvisamente inseguendo l’ambulanza che trasportava l’altro fratello, Emilio, ricoverato d’urgenza per un blocco intestinale.
Il paradosso fu che Guido morisse di infarto all’interno della sua autovettura, mentre l’altro si salvasse benchè a bordo di un’ambulanza.
Da quelle parti ci sono antiche tradizioni, tra le quali la veglia dei parenti ed amici per l’intera nottata.
Così dopo aver allestito la camera ardente, immaginavo che venissero poche persone. Mio zio Guido era una persona riservata, un lavoratore silenzioso, molto onesto ed equilibrato. Viso rotondo, due folte sopracciglia brizzolate, una corporatura robusta, alto e sempre munito di un cappello e di un bastone di castagno scolpito dalle sue stesse mani, esperte.
Improvvisamente iniziò un flusso inaspettato di persone, quasi inarrestabile, per tutta la serata e parte della notte.
La casa costantemente piena di persone con i volti illuminati dai bagliori del fuoco sempre acceso nel camino.
Visi scavati, pieni di rughe, con una pelle robusta abituata e temprata dal freddo.

martedì 25 marzo 2014

A che servono i voti a scuola?

E' arrivato l' atteso giorno di ricevimento e la mia stanza resta aperta, spalancata in prossimità dell'aula destinata ai colloqui.
Qualche genitore passa, saluta in fretta e va ad iscriversi sul post-it appiccicato sulla parete. La voce della prima madre fin dall'inizio è di parecchi decibel superiore alla soglia della discrezione, in compenso il tono è così monocorde che lo si potrebbe trascrivere su un solo rigo del pentagramma, pagine e pagine di blablablablablablabla, senza pause, il fiato che ogni tanto tenta di emergere come un cane che annega ed io che purtroppo non posso non ascoltare vicino come sono dal luogo di ricevimento, fino ad incappare nella seconda madre, il prototipo della depressa sotto psicofarmaci, che per fortuna non potrò sentire con attenzione quando darà la stura alla sua impotenza perché nel frattempo debbo recarmi in segreteria a raccogliere l'ennesima stampa. E mentre la madre pazza sta arrivando all'epilogo (sospetta nel figlio, dislessia a parte, anche un paio di irreparabili traumi partiti dalla prima infanzia), finalmente riesco a distrarmi e ad abbozzare mentalmente, tra me e me un capitolo decisivo del progetto formativo per meccanici d'auto che parte prossimamente nel pomeriggio.
La madre pazza intanto si è dissoluta come un peto al vento.
Poi, ad un certo punto: "sono il padre di tizio buongiorno" e come tutte, come tutti, si imbarca in una vaga chiacchierata a proposito di suo figlio che entrambi, lui e il docente conoscono poco e male ed il cui destino sfugge giorno dopo giorno dalle loro mani.
Alla prima pausa il docente incalza con una richiesta chiara e precisa:" suo figlio non ha ancora acquistato le scarpe antinfortunistica e non ha il camice da laboratorio come gli altri".
Lui, il papà si capisce che è particolarmente imbarazzato tanto da allungare inverosimilmente la pausa che precede la sua risposta.
"Vede..., è che io sono separato e Vittorio vive con me, di sua madre non sappiamo più nulla, pare sia andata a vivere con il suo compagno in una comunità religiosa sikhismo nel nord dell'India. Io sono stato licenziato da sei mesi ed ogni tanto mi aiuta la Caritas ma non dite nulla a mio figlio, per favore. Non è cattiveria ma le scarpe non gliele posso proprio acquistare". Poi col cuore rotto dall'emozione l'uomo scoppia in un pianto disperato.
Mi annoto su un foglietto l'accaduto e l'indomani, come immaginavo, i docenti trovano immediatamente il sistema di attivarsi oltrepassando con infinita generosità l'impellenza antinfortunistica fino a cercare un'occupazione lavorativa per il padre dell'alunno che gli restituisse presto una qualche dignità umana.
La solidarietà è "Madre" perché ci aiuta a riconoscere quanto il valore di ciascuno sia importante per il benessere dell'intera collettività.

mercoledì 5 marzo 2014

BISEX


Gregorio è un ragazzino esile, taciturno e spesso con uno sguardo triste.
Viene sospeso in continuazione perché non vuole togliersi le cuffiette in classe ed esce dall'aula quando vuole senza alcuna autorizzazione.
Risponde male ai docenti, non ha amici a Scuola.
Durante i cambi d'ora manda una quantità incredibile di sms appiccicato al suo telefonino ed ogni tanto parla con Antony che forse abita dalle sue parti, magari si mettono d'accordo per il ritorno....
Decido di parlarci quando un docente lo porta in presidenza perché è arrivato senza giustificazione dopo l'ennesimo ritardo.
"Greg accompagnami al bar facciamo colazione, ti va?".
Con la testa mi dice va bene e si mette a posto repentinamente con la mano il suo lungo ciuffo ossigenato biondo, una specie di tic che ripete spesso.
Qualche chiacchiera parlando del più e del meno poi rientriamo a scuola, ci sediamo, Gregorio abbassa lo sguardo e lo rialza dicendo: "Preside non ce la faccio più".
"Mio padre crede che sia indemoniato e mi porta spesso da alcuni santoni sparsi per l'Italia. In questi giorni sto decidendo il mio orientamento sessuale. Ho una fidanzata ma anche un fidanzato ed entrambi sanno l'uno dell'altro ed io non so chi scegliere. Tutto cominciò per caso una sera d'estate quando decisi di andare per curiosità al gay village a Roma. Un ragazzo più grande mi avvicinò e poi.....non so se mi capisce..... inizialmente mi sembrò tutto così assurdo ma poi in fondo ci si abitua e diventa normale, piacevole".

Gilbert Chesterton disse che il mondo stava andando verso la necessità di affermare la semplice realtà. Diceva "dovremo sguainare le spade per affermare che l'erba è verde".
Miei cari lettori, quel momento forse è già arrivato.
La teoria del genere nasce e cresce nei salotti borghesi e sa poco di popolo perché nessuno in realtà è d'accordo che si possa scegliere il proprio orientamento sessuale.
Sto portando in tutta Italia uno spettacolo divertente sulla differenza tra i sessi a partire dalla sesta settimana di gestazione che si intitola: "Un Cervello in due e l'estinzione degli Unicorni"
dove cerco di spiegare con la risata che siamo profondamente diversi a prescindere dall'educazione e da ogni genere di spinta che possiamo ricevere dai genitori.
Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati e che Gesù esprimeva delle semplici opinioni anziché delle verità assolute.
La vera discriminazione è non riconoscere maschio e femmina non solo per continuare a scrivere fiabe dove ci sono i re e le regine.

Siamo arrivati perfino a legiferare se l'incompatibilità tra un uomo e una donna può essere causa di separazione senza pensare che allora dovrebbero divorziare tutti perché ci sono molti matrimoni felici a prescindere che lui e lei siano compatibili in natura.
L'uomo e la donna sono come il coltello e la forchetta. Sono diversi perché hanno un obiettivo comune, la bistecca.

giovedì 27 febbraio 2014

La grandezza della vita quotidiana

Ore 11, la Ricreazione.
I ragazzi escono in massa dalle aule spinti dal desiderio di addentare il loro panino nascosto e schiacciato dai libri buttati nello zaino, confuso tra ogni genere di schifezza.
Tolgono velocemente la stagnola che avvolge l' agognato boccone e si riempiono la bocca con il primo grande morso, inghiottendo forse qualche residuo di carta rimasta appiccicata sul pane, senza farci troppo caso.
L'aria si riempie dei profumi più diversi, segno delle varie realtà famigliari e folcloristiche paesane.
Il Panino con la frittata, fatto con l'orlo del filone sciapo dei castelli romani con i bordi alti dai quali pendono lunghi lembi di una frittata fatta in casa con uova genuine e cipolle.
Oppure le classiche ciriole con la mortazza o con il pomodoro che cola sul pavimento, lasciando una scia come fosse il sangue di una ferita.
Questi sono tutti coloro che abitano oltre il Grande Raccordo Anulare, mentre gli altri scartano la loro merendina del mulino bianco o la classica pizzetta rossa al pomodoro.
I cittadini dentro le mura, quelli che la mattina tardano ad entrare a Scuola per passare prima al bar davanti Scuola.


mercoledì 29 gennaio 2014

AMALO ANCHE TU


Quel giorno, suo padre, non ci doveva essere perché ai domiciliari o forse aveva un permesso speciale ma di certo Kevin non se l'aspettava.
Voleva sapere se suo figlio, residente con la sua ex moglie, era venuto a scuola.
Dal giorno in cui fu pubblicata la sentenza di separazione aveva infatti perso il controllo della situazione.
Kevin, una vita sofferta come nessuno dei suoi coetanei, come soltanto pochi adulti sarebbero in grado di sopportare.
Suo padre improvvisamente ossessionato dalla gelosia verso Maria, sua moglie, diventa violento e allora decide di perseguitare insistentemente la sua famiglia.
Ogni tanto piomba improvvisamente a casa e riempie di botte chiunque tenta di contraddirlo.
Per prima la moglie, devastandole il fisico per le percosse, poi i parenti che ogni volta intervengono per difenderli.
Un giorno, racconta Kevin, questa persona, dice, si presenta a casa furibondo e con una tanica di benzina, potete immaginare cosa sia successo, ma prima violenta la moglie davanti suo figlio.
Il quartiere è laurentino 38, uno dei posti più degradati della capitale dove casi del genere sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare.
Kevin viene spesso da me e vuole ogni giorno raccontarmi altri fatti, altri episodi, forse perché crede in qualche modo di liberarsene.
Io lo ascolto e pare che questo gli sia sufficiente, anzi quando va via pur non avendo fatto nulla di straordinario, mi ringrazia sempre.
Ieri gli ho detto di fare rete, di non restare isolato, ovviamente la sua situazione è sotto controllo da parte delle autorità, ma di parlare abitualmente con soggetti abilitati, assistenti sociali, persone referenziate, il parroco del suo quartiere....
Poi, prima di lasciarlo gli ho detto che avrei pregato per lui e che continuerò a farlo.
Alla fine sapendo che l'avrei sicuramente scioccato, ho concluso suggerendogli di "Amare" suo padre nonostante tutto e di scrivergli una lettera dove gli confidava il suo stato d'animo, le ferite profonde che gli aveva procurato e che gli voleva bene.
Mi ha detto se ero improvvisamente impazzito ma gli ho risposto che è l'unica strada da percorrere senza illudersi che i meccanismi legati ai tanti ragionamenti sul caso possano risolvere tutto.
"Amalo Kevin ed esprimigli il tuo amore da figlio, domandagli perché.....e che non tradirai mai nemmeno tua madre. Rispondi al suo odio con l'Amore di Gesù che certamente ti aiuterà a trovare le parole per poterlo fare se inizierai a frequentarlo".
Mi ha guardato impietrito, toccandosi gli occhiali e rimettendoseli più volte sopra il naso. E' rimasto fermo, gelido per pochi secondi, poi si è alzato come se voleva scappare via, in fretta, talmente era imbarazzato dalla mia risposta.
Prima di uscire dalla Presidenza l'ho abbracciato forte e lui ha fatto altrettanto.
Stamattina mi ha detto che ci stava pensando ma che aveva bisogno di aiuto.
Kevin io sono qui.

giovedì 16 gennaio 2014

Mi ritorni in mente

Giovanni, figlio di un operaio edile e di una casalinga, entrambi analfabeti, scelse di frequentare uno dei primi corsi per orologiai nella scuola dove sono Preside.

Aveva tutte le potenzialità per diventare da grande uno dei tanti che si guadagnano da vivere fuori dalla legalità.
Vissuto in una baracca  per 17 anni della sua vita senza essere seguito dai propri genitori, vestiva come fosse nato nella giungla e oltre a non saper ne leggere ne scrivere, non era mai andato a scuola, parlava aiutandosi con dei gesti e ogni tanto tirava fuori dei mugugni che gli servivano a rassicurare il suo interlocutore facendogli capire che aveva compreso la domanda anche se non riusciva a  formulare una risposta adeguata.
Riempiva il suo tempo andando in giro a caccia di storni che in alcuni periodi dell'anno passano sopra la capitale, durante lo spostamento migratorio.
Si appostava dietro una siepe tenendo in mano un' esca da mangiare e non appena l'uccello era alla sua portata lo agguantava con le proprie mani più veloce di un serpente.
Poi fece dei passi in avanti, si industriò e come Robinson Crosuè, escogito un sistema di caccia più raffinato.
Si metteva sotto un albero zeppo di storni nascondendo un tocco di zolfo puro acceso, sotto una tinozza di plastica.
Non appena l'esalazione di zolfo fuoriusciva dai lati del recipiente capovolto, rovesciava il contenitore dal quale si alzava improvvisamente una nube tossica, come fosse il famoso fungo atomico che raggiungendo i rami dell'albero faceva precipitare a terra decine di uccelli moribondi.
Subito dopo raggiungeva il mercato di piazza vittorio ed iniziava la fase dedicata alla vendita. Era furbo e intelligente.
Iniziò così la sgrossatura didattica che consistette immediatamente in un corso intensivo di italiano.
I docenti, come esercitazione, lo tempestavano di continue domande non appena arrivava la mattina a scuola per evitare che si impigrisse.
Dava risposte di tutti i tipi che spesso facevano sorridere il docente a crepa pelle e con lui lo stesso Giovanni che forse si rendeva conto dell'ambiguo significato delle sue risposte.
Da noi ci sono sempre state poche regole e molta libertà responsabile, alcune di queste particolarmente costose:
RITARDI - 300 lire
CAMICE DA LAVORO SPORCO - 250 lire
COMPITI NON FATTI - 150 lire
ORDINE BANCO - 270 lire
PAROLACCE - 500 lire
BESTEMMIE - sospeso una settimana
SCHERZI STUPIDI - 200 lire
SPINTE - 100 lire 

I soldi raccolti finivano dentro una scatola di latta, foderata con una carta incollata che aveva riportata sul coperchio la seguente scritta: "Pozzo di San Patrizio".

lunedì 30 dicembre 2013

Permesso, grazie, scusa

Lo Spirito Santo comunica nella maniera più opportuna e meglio adeguata ai tempi. Utilizza forme brevi, come fossero degli slogan, dei motti, sullo stile e molto meglio delle migliori società di comunicazione al mondo. Meno pistolotti e discorsi interminabili riservati solo a coloro che possono comprenderli. Abbiamo grazie a Dio un Pontefice a tutto campo che non usa più il catenaccio, chiudendosi in difesa. Un vero special one che gioca all’attacco, e che porta in rete i difensori e perfino il portiere. Le sue partite cominciano con la squadra schierata in orizzontale sulla linea di centro campo, dimostrando all’avversario che non ha paura di nessuno ed è pronta a colpire non appena fischiato il calcio d’inizio. Un Papa rep che sono certo utilizzerebbe perfino il ballo per arrivare a quanta più gente possibile. Noi siamo le sue casse acustiche con il compito di far arrivare i vari motivetti, le frasi più incisive, nel DNA di chi ci passa accanto. Togliamoci dalla mente i discorsi a reti unificate, i cerimoniali, le consuetudini barocche e di palazzo e aiutiamo Papa Francesco a ricostruire le relazioni umane con maggiore autenticità e soprattutto con i fatti. L’uomo realizza se stesso quando esce da se stesso e si da a qualcosa o a qualcuno Fecondi e incisivi cercando costantemente la stoccata vincente attraverso quel suggerimento, quell’esempio quotidiano che ci consentirà di giocare per vincere. 

Mio figlio Stefano dove ripete le tre paroline magiche
 sullo stile del più famoso slogan di Italia 1.

venerdì 20 dicembre 2013

Sesso Soldi Sangue

A proposito delle baby squillo che ancora oggi imperversano sui nostri quotidiani, alcuni amici, affermati giornalisti, mi confidavano che "la notizia" per essere tale deve toccare una delle tre S (Sesso, Sangue, Soldi), altrimenti non viene nemmeno presa in considerazione dai vari uffici stampa.
Una di loro, appartenente ad un noto quotidiano nazionale di origine milanese, addirittura affermava che un tragico evento è come una benedizione dal cielo per i giornalisti.
Chi fa questo mestiere e guadagna fior di stipendi vive le tre esse come fossero una vera e propria patologia, "la sindrome delle tre esse".
Nessuno di loro osa proporre ai loro capi redattori una "Notizia" che mostri dei connotati diversi e che infonda speranza anziché la solita ed infinita tristezza.
Tutti sembrano ormai contaminati e fertilizzati irrimediabilmente da questa logica perversa e forse nemmeno credono che ci siano più buone notizie in giro, non osano nemmeno riconoscere l'esistenza di best pratics, di esempi edificanti.
Ti rispondono che se non racconti questo genere di cose, la gente non si rende conto che il bene esiste e perciò occorre raccontare il male per far capire che il bene c'è.
I loro pezzi tendono soltanto a commuovere la gente quando dicono che su via della conciliazione ai lati della strada, sotto i portici, ci sono tanti clochard che dormono avvolti nei cartoni, nonostante la maestosità della cupola di San Pietro sia lì a due passi, volendo dire con questo ben altro, altro che commozione....
Ma nessuno di loro, oltre a tirar fuori i numeri dei poveri che aumentano ogni anno, oserebbe mai raccontare se ci sono buone idee o belle iniziative che combattono e riducono la povertà.
In questo modo sono certi che non raggiungerebbero i numeri di ascolto più significativi per i quali hanno venduto l'anima.

mercoledì 11 dicembre 2013

Il dramma di una vita vissuta con timore


Io che cammino, lavoro che guido, arrivo a casa che vado in palestra e poi che parlo con mio figlio, saluto il portiere, discuto all'ufficio postale, mi ammalo, guarisco, non guarisco, muoio.
Io e i miei difetti, le mie cadute, le salite,  l'andatura, i gran premi della montagna, gli insuccessi, la volata verso il traguardo.
Mi illudo di aver finalmente debellato quel difetto e invece ricado, cado di nuovo nonostante la mia lotta più o meno costante, forse colpa dell'abitudine cresciuta e pasciuta in quelle zone di "confort" a cui mi sono abituato mio malgrado.

Tanto non mi succede nulla, sono sempre io che decido e alla fine mi abituo e tutto sembra normale, permesso e magari m' illudo.

Il peccato mi spaventa, mi deprime, com'è possibile che esista il male?

mercoledì 27 novembre 2013

Un inatteso incontro con la Croce

Ero ragazzo, poco più che ventenne quando frequentavo in via castro laurenziano, la facoltà di economia e commercio di Roma.
A casa non c'era molto spazio per studiare ed inoltre mia madre era solita organizzare nel pomeriggio delle interminabili riunione della Stanhome durante le quali saltava con decisione su una serie di prodotti di plastica dura per dimostrare che nonostante il suo peso, circa 100 chili d'Humanae Vitae, gli oggetti non venivano minimamente deformati ne si spezzavano.
Partecipava tutto il palazzo, ben 9 piani di morbidezza, tutti zippati in una casa di appena 50 metri quadri.
Sembrava di stare sull'autobus durante l'ora di punta.
Allora io avevo una bicicletta con i freni a bacchetta, una bianchi dei primi del 900 con la quale mio nonno, ebanista, si recava ogni giorno dal quartiere monti a via di ripetta dove aveva la bottega.
Mi alzavo presto per dirigermi verso l'università con la mia borsa di tolfa sulle spalle che conteneva il libro di Vittorio Marrama, Economia Politica 1.
Una mattina all'altezza di santa Croce in Gerusalemme imprevedibilmente le due ruote si infilano all'interno delle rotaie del tram.
Improvvisamente hai la sensazione, dovuta alla rigidità del manubrio che non puoi più mantenere la rotta e che qualcos'altro sta condizionando il percorso che avevi immaginato di fare.

martedì 19 novembre 2013

Enola Gay chiama genitori 1 e 2, rispondete! Così va il mondo.......

Carlos e' un ragazzo brasiliano di soli 15 anni.
Da piccolo ha vissuto in una favelas insieme alla madre e al padre.
Quest'ultimo è' un tipo manesco che maltrattava ogni giorno con inaudita violenza lui e la mamma.
Mi ha raccontato che suo padre non aveva assolutamente alcun rapporto con lui fino a perderlo definitivamente quando se ne andò di casa correndo tra le braccia dell'ennesimo amore clandestino.
La madre allora abbandona la favelas e si sposta con Carlos ad est di San Paulo, in un paesino povero, di pochi abitanti.
Ma nonostante i tanti sacrifici non c'è la fa a garantire un livello di vita dignitosa a suo figlio, spesso non hanno nulla da mangiare, per cui decide di affidarlo ad un'orfanatrofio.
Carlos ricorda quegli anni con grande sofferenza per aver ascoltato le tante storie tristi dei suoi amici di sventura.
Poi, all'età di 8 anni viene adottato da una famiglia italiana, presso la quale ancora vive.
"Preside, io voglio bene ad entrambi i miei genitori adottivi che sono splendidi con me e sono certo mi amano molto.


Ho bisogno di mia madre, delle storie che mi racconta, della sua dolcezza e delle carezze che mi da prima di andare a letto.
Lei mi comprende molto ed è portata a discolparmi sempre, sacrificandosi senza riserve.
Ma ho bisogno anche di papà al quale racconto tutto, dei miei amori da adolescente, delle amicizie che frequento.
Da lui mi mi attendo consigli, suggerimenti, lo immagino come fosse una guida, lo stimo molto e da grande vorrei essere come lui.
Ora ho finalmente una famiglia, quella che non ho mai avuto e quando mi sposerò non tratterò mai male mio figlio.


Ricordo con grande sofferenza le parolacce di mio padre e le continue offese verso mia madre".
Carlos ha sofferto moltissimo ma dovreste vederlo.....e' molto maturo, nonostante la sua tenera età ed in classe cerca di aiutare tutti, specialmente coloro che hanno maggiori difficoltà.
Ora finalmente ha una mamma e un papà che certamente lo aiuteranno a crescere rapidamente con un carattere armonioso ed equilibrato.
Family si important.

mercoledì 13 novembre 2013

A Roma non solo baby squillo

Sulla fiancata di una piccola barca di pescatori a Cefalù c'era scritto: "Chi ha l'occhio trova quel che cerca anche ad occhi chiusi".
Un motto, come fosse un buon auspicio per coloro che vanno in mare di notte a gettare fiduciosi le reti nonostante le tenebra.
Quando leggiamo il giornale il nostro primo obiettivo e' quello di cercare delle buone notizie mentre col passare del tempo ci siamo abituati e ci indigniamo soltanto delle tante brutte storie di cronaca nera che affollano le pagine della maggior parte dei quotidiani.
Ci capitiamo per caso e a volte di proposito, spinti dalla nostra curiosità perversa che ci guida immediatamente verso questi fattacci che si fissano nella nostra mente per alcune ore.

Pare ci siano soltanto femminicidi, stupri, abusi, ladrocini, calamita' e gravi crisi legate al dio danaro.

Per fortuna Roma, la nostra città, carica di humanae vitae, a volte, invece, commuove e dona speranza perché il mondo nonostante quello che ci raccontano e le previsioni più catastrofiche, non finirà mai.
Proprio stamattina ho ricevuto una mail come fosse una stella cometa, una di quelle mail che riconosci subito perché brillano più delle altre inutili comunicazioni che ormai inviamo perfino da una stanza all'altra per dire una marea di stupidità.

Ebbene, un gruppo di ragazze del gamma club in via Barnaba Oriani, mi chiedono di promuovere un progetto di solidarietà sociale rivolto a ragazze liceali.
Si avete capito bene..... liceali proprio come quelle povere vittime sciagurate che si sono illuse di poter vivere alla grande svendendo il proprio corpo a dei balordi delinquenti.

Queste ragazze hanno trovato la maniera giusta per prepararsi al Santo Natale, recandosi al patronato di San Giuseppe per assistere i bambini delle ragazze madri, ospiti della residenza.