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mercoledì 2 marzo 2016

Ti porterò con me: storie di giovani e dei loro maestri di strada

             
Ogni giorno, attraverso il mio lavoro di preside della scuola professionale Elis, entro in contatto con le storie di ragazzi della periferia di Roma. Nonostante la vita li abbia spesso messi di fronte ad ostacoli e sfide di ogni genere, sono stato testimone di come, avendone avuta l’opportunità, si sono riscattati e hanno trovato la loro strada nella vita. 

Storie come queste spesso non hanno un palcoscenico, per questo ho provato a raccontarle in un libro da cui ho tratto poi uno spettacolo teatrale dal titolo omonimo "Ti porterò con me - Storie di giovani e dei loro maestri di strada”. 


In questo video trovate un piccolo estratto della rappresentazione che ho messo in scena lo scorso dicembre al Teatro Italia di Roma. Chi volesse può scrivermi a p.bartolomei@elis.org e insieme cercheremo di portare lo spettacolo nella vostra città, non c’è bisogno di teatri o grandi organizzazioni, bastano le storie dei ragazzi che vi racconterò con l’aiuto di un proiettore.



                 

giovedì 18 dicembre 2014

Tu sei mio Padre.....io sono tuo figlio.


Sembrava un giorno tranquillo ma ormai so bene che mai dire mai ed infatti alle 8 e un quarto bussano timidamente alla porta: "Preside sono la madre di Giacomo, la posso disturbare? Sono molto preoccupata perchè mio figlio non vuole più frequentare la Scuola, se ne sta sdraiato a letto tutto il giorno".

Mi racconta che qualche anno fa scopre il tradimento di suo marito con una donna che non vuole assolutamente mollarlo nonostante abbia dei figli da crescere, chiedendogli insistentemente di lasciare la famiglia.
Un giorno, all'improvviso, l'amante, si materializza con una scusa in casa di Giacomo e rivela ai figli la sua relazione clandestina con il papà.

Poi minaccia la madre e nei giorni seguenti la perseguita lasciandole dei bigliettini sotto la porta, nella cassetta postale, continuando ad importunarla con ogni genere di azioni al fine di esasperarla affinchè conceda la separazione.

Come se non bastasse anche il suo "compagno" inizia a telefonarle e a minacciare, questa volta il padre di Giacomo perché lasci in pace la sua donna.
Giacomo è sempre lì presente, anzi, il caso vuole che sia sempre lui a rispondere al telefono quando questa signora o il suo convivente chiamano ed è costretto ad ascoltare perfino particolari e fatti spiacevoli.
I giorni purtroppo passano tra una litigata e l'altra, un vero inferno e sempre alla presenza dei figli che assistono inermi.

La domenica non si esce più, come si dovrebbe fare in famiglia e l'estate sempre tutti a casa, oppure ognuno per conto proprio.
Sembra la fine, l'annullamento di qualsiasi prospettiva, come se si fosse verificata un'esplosione.
Ad un certo punto la mamma di Giacomo scoppia a piangere e dice che non ce la fa più ma che deve andare avanti per loro, soprattutto per Giacomo che rischia una depressione.
La Scuola è piena di situazioni simili, una vera emergenza.
Ragazzi che tornando a casa non trovando nessuno fino a sera per poi assistere all'ennesima litigata.
Il silenzio, l'isolamento che è la peggiore tra le punizioni per un essere umano, la più devastante.
La Scuola a tempo pieno potrebbe essere una goccia nell'oceano, una Scuola che nel pomeriggio mette in pista una serie di attività collegate alla realtà lavorativa, alla cultura, alla bellezza.

Ma la cosa più importante è combattere il demone della tristezza, nonostante tutto. L'eccessiva tristezza porta alla cattiveria. Si deve dare ai giovani almeno una ragione per cui vale la pena vivere anche quando lungo la vita ci si può scontrare con la croce. Dire ai nostri ragazzi che li amiamo prima che cambiano, cosi come sono. Sempre positivi, testimoni credibili, felici anche quando le cose vanno meno bene perché più si e contenti più si diventa buoni. Dietro la nostra libertà si nasconde un dramma, quello di poter fare realmente quello che si vuole, nel bene e nel male. I giovani li aiutiamo soltanto se vedono in noi la passione per la vita, comunque e in qualsiasi situazione. L'attuale crisi in fondo non e' principalmente economica ma dipende innanzitutto dall'eccessivo pessimismo e dalla tristezza della gente che non ci crede e che non aspira più alla propria santità.

venerdì 5 dicembre 2014

Poverino il mio bambino

Buongiorno Preside, sono la mamma di Tuzzabbanchi Nicola, il professore ha sospeso mio figlio perché dice si è comportato male mancandogli di rispetto e perché ha danneggiato irreparabilmente uno dei computer della Scuola ma lei non sa che il mio bambino ha una sindrome da deficit di attenzione e iperattività, inoltre presenta una lieve dislessia, disgrafia e una probabile discalculia, nonchè un inizio di disortografia e forse una lievissima disprassia con un principio di disturbo specifico della compitazione e del linguaggio.In generale ha secondo me difficoltà di socializzazione e poi se le finestre sono aperte e non indossa la felpa sulla maglietta della salute si raffredda ed è costretto a fare tre cicli di aerosol con mezzo cleanil A e una dose di broncovaleas.Dimenticavo che lui ha difficoltà ad alzarsi presto la mattina perché, specialmente l'inverno non c'è sufficiente luce e questo gli potrebbe scatenare una probabile congiuntivite che poi andrebbe gestita con otovit e alcune gocce di opatal alla 4° fratto due.
Dimenticavo Preside che ha anche una leggera scoliosi pechè non gli piace fare sport in quanto spesso si suda e questo non lo aiuta ad asciugare i polmoni che sicuramente restano umidi durante l'inverno per almeno 10 mesi su 12.
Preferiamo che legga, possibilmente sdraiato sul divano e con i piedi leggermente alzati per favorire la circolazione del sangue.
Gli abbiamo anche acquistato degli occhiali pur non avendo nessun difetto alla vista ma per pura prevenzione e per favorire il riposo del cristallino.
Lei capisce in queste condizioni non me lo potete sospendere...
E poi il mio bambino (17 anni) ha cambiato scuola perchè l'altra stava troppo lontana da casa ed era anche troppo difficile.
Adesso non vorrei doverne trovare un'altra, per favore, mi aiuti altrimenti mi rivolgo ad un avvocato.
A proposito, lui non sa sono qui...non gli dica nulla altrimenti poi a casa ci rimprovera e per me e mio marito finisce male, sa come sono questi ragazzi.....

Ieri sui giornali abbiamo letto della banda dei politici che lucravano sugli appalti insieme a dei banditi di lungo corso.
La politica romana al servizio del malaffare che sottrae denaro pubblico al bene sociale.
Sembra che non esistano altre strade che quella più facile. Fare soldi con il minor sforzo possibile, arricchirsi senza lavorare, alle spalle della povera gente che continua a tirare la carretta ogni giorno.
La società deve capire, la scuola deve capire, la famiglia deve comprendere, tutti devono giustificare il loro atteggiamento dovuto al contesto in cui si vive e comunque la colpa è sempre di qualcun altro.
Per fortuna il mondo è pieno di esempi edificanti di coloro che grazie al sacrificio e all'impegno hanno ottenuto risultati apprezzabili senza chiedere sconti a nessuno.
La Scuola deve premiare la fatica e l'amore per lo studio nonché difendere l'etica dei comportamenti per combattere con ogni strumento l'assuefazione alla corruzione.
Sarebbe bello stabilire una data sul calendario scolastico in cui in tutte le scuole i ragazzi offrono la loro colazione, saltando la ricreazione per sensibilizzare gli adulti che loro non sono d'accordo e che non si renderanno mai complici.

mercoledì 8 ottobre 2014

Aggiungi un posto all’auto

Al canto del gallo si ode improvvisamente un urlo come fosse Tarzan che con la sua liana sopraggiunge dalla foresta attraversando velocemente il corridoio di casa fino a lanciarsi direttamente sul mio letto che improvvisamente rimbalza, simulando un movimento tellurico: “Pierluigiiiiiiiiiiiiiiii, dai andiamo che è tardi e devi farti ancora la valigiaaaa. Noi è già due ore che siamo in piedi e tu ancora nel letto a dormire, ma che esempio dai ai ragazzi?”

" A Manuè, ma so le cinque di mattina, dove dobbiamo andà a caccia? Ma è mai possibile che uno invece desse contento di andare in vacanza, si deve fare il sangue amaro alzandosi all’alba. Lo sai che nun ce metto gnente a famme la valigia".

Infatti non appena loro stanno chiamando l’ascensore, prendo il mio trolley e giusto il tempo che venga al terzo piano mi sono perfino lavato ed ho finito di mettere i miei quattro indumenti di sopravvivenza nel mio bauletto, grande più o meno come un’ astuccio scolastico. Due mutande, due calzini, un costume da bagno da tenere anche come pigiama, un paio di infradito, uno spazzolino senza dentifricio, un jeans, una canottiera bianca, modello Rocco e i suoi fratelli e due magliette.

mercoledì 18 giugno 2014

Mamma che caldo...

Ondata di caldo ed afa, siamo quasi al picco, poi scatterà l'allerta maltempo. Questi sono i titoli maggiormente presenti sui quotidiani nazionali di queste ore.
Come se non bastasse la fatica di un altro anno scolastico trascorso, adesso ci mancava pure la calura e le temperature nord africane che mai come in questo periodo si collegano ai migranti che portano sulle nostre coste la loro disperazione preceduta e sospinta dai loro venti torridi.
Nel frattempo Mirko è molto più agitato del solito, la notte non dorme, sono almeno 10 giorni che non dorme anche per la quantità e il tipo di farmaci che deve assumere.
Sua madre è uscita dall'ospedale dopo la seconda operazione al polmone, stavolta il destro.
Si tratta di una recidiva sullo stesso male che non la molla e che vorrebbe vincere sulla sua voglia di vivere.
Proprio ieri un docente mi segnala un altro ragazzo che vorrebbe confidarsi perché sta vivendo un grave problema.
Francesco ha il papà che beve tantissimo e a qualsiasi ora della giornata, tanto ormai la ditta presso la quale lavora lo chiama sempre più raramente.
Mi confida che suo padre urla come un' ossesso a casa, contro chiunque specialmente contro la moglie, sua madre che ormai vuole separarsi da lui.
E' molto preoccupato perché i suoi fratellini, Carlo e Maria di 10 e 6 anni quando lui li va a riprendere al campo scuola non vogliono tornare a casa per la cena.
Gli dicono: "Francesco dai restiamo ancora un po sotto casa non ci va di entrare in casa per la cena, abbiamo paura di papà".
Lui mi dice che non ce la fa più a sopportare queste frasi e che nella normalità si dovrebbe sentire il desiderio di arrivare a casa prima possibile per stare finalmente con i propri famigliari.
Cos'è la calura, quale peso o sofferenza maggiore può essere così insopportabile se paragonato alle tante pene che i nostri ragazzi devono subire loro malgrado?
Forse la nostra indifferenza si trasforma spesso nella più grande tra le sofferenze dello stesso genere umano e che può diventare col passar del tempo addirittura insopportabile.
Ognuno di noi vive rinchiuso nella propria zona di confort, tra i suoi giocattoli personali che sono le cose che realmente catturano il nostro interesse.
Siamo curiosi, giudichiamo attraverso dei semplici presentimenti e siamo attratti dal gossip, dalle tendenze da salotto che non rappresentano assolutamente la maggior parte delle persone su questa terra ma che possono cambiare le regole del gioco seppur in mano a piccole ma potenti lobby.
La verità è che entriamo sempre più a fatica nelle chiese dove Gesù ci aspetta anche lui solo infreddolito, nonostante il gran caldo, dalla nostra ormai cronica mancanza d' Amore.

martedì 27 maggio 2014

PANTELLERIA LUOGO DI RISCATTO PER PRATICANTI NON CREDENTI

Questa storia dimostra soprattutto quanto sia difficile per uno straniero riuscire ad imporsi in Italia anche quando si è in possesso di competenze specialistiche.
Daewood nasce a Bagdad nel 1962 ma fin da subito inizia a coltivare il sogno di trasferirsi all’estero. Siamo nel 1982. Tutti gli parlano bene dell’Italia, è il periodo della svalutazione delle lira e con 4000 dollari è possibile studiare all’università. Daewood prima fa un corso di italiano all’Università di Perugia poi intraprende alla “Sapienza” di Roma uno dei percorsi più difficili, uno di quelli che dovrebbero portare ad un’occupazione certa e qualificata: ingegneria aerospaziale con la specializzazione in astronautica. Tutto sembra filare per il verso giusto. A partire dal 1985, grazie alla padronanza dell’italiano e alle spiccate doti relazionali, ottiene un posto prestigioso nell’ufficio commerciale dell’ambasciata irachena. Allo stesso tempo si sposa con una connazionale che gli darà ben tre figli.
Poi inizia l’incubo. Il 2 Agosto del 1990, Saddam Hussein invade il Kuwait. L’Onu reagisce penetrando nel territorio iracheno il 17 Gennaio 1991 e contemporaneamente inizia l’embargo nei confronti dell’Iraq. E’ l’inizio di un conflitto che terminerà soltanto nel 2010. La prima conseguenza è la chiusura di tutte le ambasciate in Occidente e la cacciata di tutti i funzionari, Daewood compreso.
Allora nel 2011 decide di trasferirsi con tutta la famiglia in Libia da alcuni parenti, ma purtroppo di lì a poco sarebbe cominciata la primavera araba e dopo aver vissuto una prima fase di insurrezione popolare nota come rivoluzione del 17 febbraio, decide di scappare per tornare nuovamente in Italia. Da quel momento inizia un calvario che non sembra aver fine. Per pagare il viaggio per lui e la sua famiglia fu stato costretto a versare agli scafisti circa 4000 dinari libici, l’equivalente di un intero anno di stipendio. Non si può certo dire che il “viaggio” sia stato agevole: il barcone rimase infatti senza benzina e in balia delle onde per più di una settimana fino a quanto riuscì a mettersi in salvo grazie ad una nave militare italiana.

giovedì 15 maggio 2014

Davide, Mirko, Mario, Vittorio, Fabio, Kevin, Paolo, Franco, Piero, Luca, Francesco, Cesare, Emanuele,.. (L'importanza del quotidiano)

Ogni mattina arrivo presto, prima del suono della campanella programmata per le 8.
Di solito prendo un caffè al bar davanti Scuola, ex Roma club casal bruciato e poi mi avvio per entrare. Stavolta, sul lato del cancello principale mi aspettava Davide che appena mi vede stende la sua mano aperta dicendo "Professò questo e pe lei..". Una piccola scatola trasparente che conteneva un Rosario con un moschettone da appendere al collo come una catenina, cosa che ho fatto subito davanti a lui e che ancora oggi porto con me. Si era recato lo scorso fine settimana in visita presso la chiesa di San Rocco a valle cupa con sua madre e in quell'occasione aveva pensato al suo Preside che spesso gli chiede di pregare per l'alunno che ne ha più bisogno.
Davide è figlio naturale di una famiglia slava della quale ricorda soltanto suo padre quando lui aveva tre anni.
Si ricorda che l' obbligava a starsene seduto sulla sedia di un bar tutto il giorno mentre lui smaltiva l'ennesima sbornia giocando fino all'ultima moneta con le slot machine.
Aveva fame, ma nessuno lo ascoltava e quando piangeva suo padre non di rado gli spegneva la sigaretta sul braccio per farlo tacere, ancora oggi porta i segni di quelle tremende cicatrici sulla pelle.
Da allora Davide non ha più pianto in vita sua neanche quando sarebbe opportuno per esprimere i suoi sentimenti più profondi, non ci riesce più perché associa l'emozione al dolore e alla violenza subita in tenera età.
Addirittura un giorno suo padre, stanco di vederlo gironzolare ai suoi piedi, lo gettò al di là dei cancelli di un campo rom, facendolo volare come una palla, poi scappò e lui rimase lì per un paio d'anni finendo sulla strada a chiedere l'elemosina.
Finalmente un giorno, la prima adozione, poi la seconda, la terza ma nessuna andò a buon fine, finchè non venne il momento di una famiglia che l'aveva perfino notato quando era costretto a starsene in un bar facendo la guardia al padre ubriaco.

giovedì 8 maggio 2014

Diventa Mentore


Telemaco non aveva mai conosciuto suo padre Ulisse che partì il giorno stesso in cui venne alla luce.
Diventato adulto maturò ben presto l'idea di conoscere chi fosse suo padre del quale aveva sentito narrare le incredibili gesta e allora decise anche lui di compiere un viaggio guidato da Atena, una dea che aveva assunto per l'occasione, l'aspetto dell'amico paterno, Mentore.
Si recò nel Peloponneso a Pilo da Nestore e a Sparta da Menelao, due vecchi amici di Ulisse, in cerca di notizie di suo padre, ma invano.
I due però gli parlarono molto di Ulisse, del suo eroismo e questo fu fondamentale per capire soprattutto se stesso.
Soltanto dopo aver capito chi era suo padre, ebbe maggiore autostima e molta più consapevolezza come figlio.
Tornato ad Itaca ritrova presso Eumeo il padre, ritornato come fosse un mendicante.
E dopo il riconoscimento, passati ormai vent'anni, Telemaco aiutò Ulisse ad uccidere i Proci e a vendicarsi dei servi infedeli.
I "proci" per i nostri giovani rappresentano il loro disagio giovanile, le loro fragilità, le insicurezze, le infinite paure, l'alcool e la droga.

L'occasione di questa riflessione per lanciare a tutti voi un progetto concreto, non il solito post come fosse un bel quadro che ritrae soltanto un pezzo della realtà senza che si possa modificare ma con l'unico risultato possibile, quello di rammaricarsi di come vanno le cose nel mondo.
Chi di voi allora vuole diventare "Mentore" di ragazzi adolescenti che vivono i loro drammi all'interno di un terribile isolamento?
Immagino di costruire una squadra di una trentina di persone che hanno avuto successo nella vita e che sentono il dovere di restituirne una piccola parte, attraverso il loro tempo, alla collettività che gli ha permesso tutto questo.
Immagino professionisti di qualsiasi età, celibi, sposati, imprenditori, manager, impiegati e professionisti adulti che hanno maturato una significativa esperienza di vita e che sappiano soprattutto, attraverso l'ascolto, indirizzare e rispondere ai quesiti che i giovani non sanno più a chi rivolgere.

lunedì 28 aprile 2014

Il mondo alla rovescia

Paco fa tutto di testa sua, educarlo e' impossibile. Su Leggo del 22 aprile appare a pagina 6 una lettera scritta da due coniugi che dice:
"Paco ha soli tre anni ma non si riesce ad uscire con lui perché prende e scappa, stessa cosa se viene con noi ai giardini o al parco.
In casa e' buonissimo ma appena usciamo diventa irrequieto".
La risposta dell'esperto educologo:
"Certo che mi avete dato proprio una bella gatta da pelare! Problemi come quelli che avete descritto non sono così facili da risolvere e spesso e' necessario l'intervento di uno specialista di medicina comportamentale. Una cosa che emerge chiaramente e' che voi due non siete sufficientemente autorevoli. In questo modo lui esercita il suo dominio su di voi e ottiene il massimo dell'attenzione.
Vi manca continuamente di rispetto e ne combina di tutti colori. Con questo cattivo comportamento cerca di crearsi una posizione sociale più alta e alla fine ottiene sempre la massima attenzione possibile dalle persone a lui più care.
Certo dovrei conoscerlo meglio e sapere di più sulla sua infanzia, intesa come rapporto con i suoi fratelli, con la madre e sulla sua socializzazione da piccolo. La cosa migliore sarebbe quella di affidarsi ad un comportamentalista esperto che lo visiti e che escluda cause organiche in atto e che vi consigli una terapia comportamentale".
Voi non ci crederete ma il soggetto di cui stiamo parlando e' un incrocio tra un pastore belga e un pastore tedesco, un normalissimo cane.
Un cane che fa una vita da fanciullo e che ha una dignita' superiore a quella di un essere umano se leggiamo un'altro articolo dello stesso quotidiano a pagina 4 e che parla dell'ennesimo sbarco di migranti a Lampedusa.
Verrebbe da dire che la carta costa e che forse dobbiamo smetterla di pensare ad un mondo visto alla rovescia.


giovedì 10 aprile 2014

Cazzocchia

In questi giorni in cui si parla molto di modernità, di nuove forme di famiglia, di fecondazioni sperimentali, di teorie legate al genere e di altri ragionamenti da salotto, mi torna in mente mia nonna Teresa, il suo viso sempre disteso e i suoi proverbi pieni di saggezza.

Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati mentre dimenticano che gli dobbiamo molto. Domandiamoci se tutta questa evoluzione è così necessaria e se Gesù Cristo ha espresso delle semplici opinioni.
Con questo post vi regalo delle immagini antiche, forse già presenti nei vostri ricordi.
“Cazzocchia”, una ridente contrada, nel comune di Cantalice, situata nel mezzo degli Appennini.
I miei due zii, contadini, non sposati, vivono in una casa povera, senza riscaldamenti. Purtroppo uno dei due, Guido, morì improvvisamente inseguendo l’ambulanza che trasportava l’altro fratello, Emilio, ricoverato d’urgenza per un blocco intestinale.
Il paradosso fu che Guido morisse di infarto all’interno della sua autovettura, mentre l’altro si salvasse benchè a bordo di un’ambulanza.
Da quelle parti ci sono antiche tradizioni, tra le quali la veglia dei parenti ed amici per l’intera nottata.
Così dopo aver allestito la camera ardente, immaginavo che venissero poche persone. Mio zio Guido era una persona riservata, un lavoratore silenzioso, molto onesto ed equilibrato. Viso rotondo, due folte sopracciglia brizzolate, una corporatura robusta, alto e sempre munito di un cappello e di un bastone di castagno scolpito dalle sue stesse mani, esperte.
Improvvisamente iniziò un flusso inaspettato di persone, quasi inarrestabile, per tutta la serata e parte della notte.
La casa costantemente piena di persone con i volti illuminati dai bagliori del fuoco sempre acceso nel camino.
Visi scavati, pieni di rughe, con una pelle robusta abituata e temprata dal freddo.

martedì 25 marzo 2014

A che servono i voti a scuola?

E' arrivato l' atteso giorno di ricevimento e la mia stanza resta aperta, spalancata in prossimità dell'aula destinata ai colloqui.
Qualche genitore passa, saluta in fretta e va ad iscriversi sul post-it appiccicato sulla parete. La voce della prima madre fin dall'inizio è di parecchi decibel superiore alla soglia della discrezione, in compenso il tono è così monocorde che lo si potrebbe trascrivere su un solo rigo del pentagramma, pagine e pagine di blablablablablablabla, senza pause, il fiato che ogni tanto tenta di emergere come un cane che annega ed io che purtroppo non posso non ascoltare vicino come sono dal luogo di ricevimento, fino ad incappare nella seconda madre, il prototipo della depressa sotto psicofarmaci, che per fortuna non potrò sentire con attenzione quando darà la stura alla sua impotenza perché nel frattempo debbo recarmi in segreteria a raccogliere l'ennesima stampa. E mentre la madre pazza sta arrivando all'epilogo (sospetta nel figlio, dislessia a parte, anche un paio di irreparabili traumi partiti dalla prima infanzia), finalmente riesco a distrarmi e ad abbozzare mentalmente, tra me e me un capitolo decisivo del progetto formativo per meccanici d'auto che parte prossimamente nel pomeriggio.
La madre pazza intanto si è dissoluta come un peto al vento.
Poi, ad un certo punto: "sono il padre di tizio buongiorno" e come tutte, come tutti, si imbarca in una vaga chiacchierata a proposito di suo figlio che entrambi, lui e il docente conoscono poco e male ed il cui destino sfugge giorno dopo giorno dalle loro mani.
Alla prima pausa il docente incalza con una richiesta chiara e precisa:" suo figlio non ha ancora acquistato le scarpe antinfortunistica e non ha il camice da laboratorio come gli altri".
Lui, il papà si capisce che è particolarmente imbarazzato tanto da allungare inverosimilmente la pausa che precede la sua risposta.
"Vede..., è che io sono separato e Vittorio vive con me, di sua madre non sappiamo più nulla, pare sia andata a vivere con il suo compagno in una comunità religiosa sikhismo nel nord dell'India. Io sono stato licenziato da sei mesi ed ogni tanto mi aiuta la Caritas ma non dite nulla a mio figlio, per favore. Non è cattiveria ma le scarpe non gliele posso proprio acquistare". Poi col cuore rotto dall'emozione l'uomo scoppia in un pianto disperato.
Mi annoto su un foglietto l'accaduto e l'indomani, come immaginavo, i docenti trovano immediatamente il sistema di attivarsi oltrepassando con infinita generosità l'impellenza antinfortunistica fino a cercare un'occupazione lavorativa per il padre dell'alunno che gli restituisse presto una qualche dignità umana.
La solidarietà è "Madre" perché ci aiuta a riconoscere quanto il valore di ciascuno sia importante per il benessere dell'intera collettività.

mercoledì 12 marzo 2014

Casal De Pazzi

Mi piace continuare a raccontare restando ogni giorno il più possibile collegato al contesto che mi circonda e che rappresenta lo scenario in cui nasce la vita.
Vittorio ha 17 anni e da sempre vive nella borgata di Ponte Mammolo a Casal De' Pazzi ai confini di un mondo, dove i poeti non crescono più.
Così inizia il testo di una canzone di un famoso cantante che continua dicendo: "Genziane rosa affogate nel fango. L'incanto eterno, amori di una gioventù, resa impudica dall'ipocrisia.
Casal De' Pazzi, alveari di polvere. Ragazzi in cerca, ragazzi da vendere. Anime escluse alluvionate e tragiche, che il fiume in piena non porta mai via".
Proprio a due passi da Re Bibbia dove visse il poeta e regista Pier Paolo Pasolini, come ricorda una targa posta in piazza Ferriani.
Pasolini e i ragazzi di borgata che considerava i migliori perché non corrotti dalle mode dominanti, "il fondo del mio insegnamento, diceva, consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in bruti e stupidi automi adoratori di feticci".
All'interno di questo scenario Vittorio conosce Luana al parco Petroselli, dove molti portano i loro cani a correre nelle zone riservate. Luana ci va con il suo cagnetto, un barboncino bianco di nome Benny.
I loro sguardi si incrociano, si fissano, sorridono e ad un certo punto scocca la scintilla dell'amore a prima vista.

mercoledì 5 marzo 2014

BISEX


Gregorio è un ragazzino esile, taciturno e spesso con uno sguardo triste.
Viene sospeso in continuazione perché non vuole togliersi le cuffiette in classe ed esce dall'aula quando vuole senza alcuna autorizzazione.
Risponde male ai docenti, non ha amici a Scuola.
Durante i cambi d'ora manda una quantità incredibile di sms appiccicato al suo telefonino ed ogni tanto parla con Antony che forse abita dalle sue parti, magari si mettono d'accordo per il ritorno....
Decido di parlarci quando un docente lo porta in presidenza perché è arrivato senza giustificazione dopo l'ennesimo ritardo.
"Greg accompagnami al bar facciamo colazione, ti va?".
Con la testa mi dice va bene e si mette a posto repentinamente con la mano il suo lungo ciuffo ossigenato biondo, una specie di tic che ripete spesso.
Qualche chiacchiera parlando del più e del meno poi rientriamo a scuola, ci sediamo, Gregorio abbassa lo sguardo e lo rialza dicendo: "Preside non ce la faccio più".
"Mio padre crede che sia indemoniato e mi porta spesso da alcuni santoni sparsi per l'Italia. In questi giorni sto decidendo il mio orientamento sessuale. Ho una fidanzata ma anche un fidanzato ed entrambi sanno l'uno dell'altro ed io non so chi scegliere. Tutto cominciò per caso una sera d'estate quando decisi di andare per curiosità al gay village a Roma. Un ragazzo più grande mi avvicinò e poi.....non so se mi capisce..... inizialmente mi sembrò tutto così assurdo ma poi in fondo ci si abitua e diventa normale, piacevole".

Gilbert Chesterton disse che il mondo stava andando verso la necessità di affermare la semplice realtà. Diceva "dovremo sguainare le spade per affermare che l'erba è verde".
Miei cari lettori, quel momento forse è già arrivato.
La teoria del genere nasce e cresce nei salotti borghesi e sa poco di popolo perché nessuno in realtà è d'accordo che si possa scegliere il proprio orientamento sessuale.
Sto portando in tutta Italia uno spettacolo divertente sulla differenza tra i sessi a partire dalla sesta settimana di gestazione che si intitola: "Un Cervello in due e l'estinzione degli Unicorni"
dove cerco di spiegare con la risata che siamo profondamente diversi a prescindere dall'educazione e da ogni genere di spinta che possiamo ricevere dai genitori.
Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati e che Gesù esprimeva delle semplici opinioni anziché delle verità assolute.
La vera discriminazione è non riconoscere maschio e femmina non solo per continuare a scrivere fiabe dove ci sono i re e le regine.

Siamo arrivati perfino a legiferare se l'incompatibilità tra un uomo e una donna può essere causa di separazione senza pensare che allora dovrebbero divorziare tutti perché ci sono molti matrimoni felici a prescindere che lui e lei siano compatibili in natura.
L'uomo e la donna sono come il coltello e la forchetta. Sono diversi perché hanno un obiettivo comune, la bistecca.

giovedì 27 febbraio 2014

La grandezza della vita quotidiana

Ore 11, la Ricreazione.
I ragazzi escono in massa dalle aule spinti dal desiderio di addentare il loro panino nascosto e schiacciato dai libri buttati nello zaino, confuso tra ogni genere di schifezza.
Tolgono velocemente la stagnola che avvolge l' agognato boccone e si riempiono la bocca con il primo grande morso, inghiottendo forse qualche residuo di carta rimasta appiccicata sul pane, senza farci troppo caso.
L'aria si riempie dei profumi più diversi, segno delle varie realtà famigliari e folcloristiche paesane.
Il Panino con la frittata, fatto con l'orlo del filone sciapo dei castelli romani con i bordi alti dai quali pendono lunghi lembi di una frittata fatta in casa con uova genuine e cipolle.
Oppure le classiche ciriole con la mortazza o con il pomodoro che cola sul pavimento, lasciando una scia come fosse il sangue di una ferita.
Questi sono tutti coloro che abitano oltre il Grande Raccordo Anulare, mentre gli altri scartano la loro merendina del mulino bianco o la classica pizzetta rossa al pomodoro.
I cittadini dentro le mura, quelli che la mattina tardano ad entrare a Scuola per passare prima al bar davanti Scuola.


lunedì 17 febbraio 2014

Io, i miei followers e Dio


La Tartaruga disse alla Lucertola: Abbi pazzienza, fermete un momento! E giri, e cori, e svicoli, e t'arrampichi, sempre de prescia, sempre in movimento.

Me fai l'effetto d'una pila elettrica...Te piace d'esse attiva? Va benone. Però l'attività, quanno s'esaggera, lo sai come si chiama? Aggitazzione: forza sprecata. E' la mania der secolo. Coreno tutti a gran velocità: ognuno cerca d'arrivà prestissimo, ma dove, proprio dove... Nu' lo sa.

Le tecnologie mostrano ancora una volta la grandezza dell'uomo, della sua anima, della sua intelligenza. Guardando alla complessità dei manufatti umani è facile mostrare che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Il problema è quando di quell'uomo, che sono io, voglio vedere solo il desiderio e non il guasto.

È difficile spiegare l'uomo senza tirare in ballo questa ricerca insopprimibile di superamento.

Al contempo questo desiderio deve fare i conti continuamente con il suo limite inaccettabile.

Le macchine sono state create per ridurre ogni attesa.

Le abbiamo fatte noi a nostra immagine: indisponibili ad aspettare, vogliosi di avere tutto all'istante, desiderosi di velocità, senza limiti di spazio e di tempo. Il sogno di essere ovunque in ogni istante.

Non potevamo farle diversamente ed esse ci plasmano così all'impazienza e all'istantaneità. Plasmati ad illuderci di intervenire, aprire, spostare, chiudere, spingere, copiare.

Soffriamo divorati da ansia e irrequietezza! E facciamo soffrire chi è più lento

Perché la realtà è lenta, resta lenta. La creazione è lenta. È lenta come tutte le cose buone. Il tempo è lento.

Solo il male è veloce.

mercoledì 29 gennaio 2014

AMALO ANCHE TU


Quel giorno, suo padre, non ci doveva essere perché ai domiciliari o forse aveva un permesso speciale ma di certo Kevin non se l'aspettava.
Voleva sapere se suo figlio, residente con la sua ex moglie, era venuto a scuola.
Dal giorno in cui fu pubblicata la sentenza di separazione aveva infatti perso il controllo della situazione.
Kevin, una vita sofferta come nessuno dei suoi coetanei, come soltanto pochi adulti sarebbero in grado di sopportare.
Suo padre improvvisamente ossessionato dalla gelosia verso Maria, sua moglie, diventa violento e allora decide di perseguitare insistentemente la sua famiglia.
Ogni tanto piomba improvvisamente a casa e riempie di botte chiunque tenta di contraddirlo.
Per prima la moglie, devastandole il fisico per le percosse, poi i parenti che ogni volta intervengono per difenderli.
Un giorno, racconta Kevin, questa persona, dice, si presenta a casa furibondo e con una tanica di benzina, potete immaginare cosa sia successo, ma prima violenta la moglie davanti suo figlio.
Il quartiere è laurentino 38, uno dei posti più degradati della capitale dove casi del genere sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare.
Kevin viene spesso da me e vuole ogni giorno raccontarmi altri fatti, altri episodi, forse perché crede in qualche modo di liberarsene.
Io lo ascolto e pare che questo gli sia sufficiente, anzi quando va via pur non avendo fatto nulla di straordinario, mi ringrazia sempre.
Ieri gli ho detto di fare rete, di non restare isolato, ovviamente la sua situazione è sotto controllo da parte delle autorità, ma di parlare abitualmente con soggetti abilitati, assistenti sociali, persone referenziate, il parroco del suo quartiere....
Poi, prima di lasciarlo gli ho detto che avrei pregato per lui e che continuerò a farlo.
Alla fine sapendo che l'avrei sicuramente scioccato, ho concluso suggerendogli di "Amare" suo padre nonostante tutto e di scrivergli una lettera dove gli confidava il suo stato d'animo, le ferite profonde che gli aveva procurato e che gli voleva bene.
Mi ha detto se ero improvvisamente impazzito ma gli ho risposto che è l'unica strada da percorrere senza illudersi che i meccanismi legati ai tanti ragionamenti sul caso possano risolvere tutto.
"Amalo Kevin ed esprimigli il tuo amore da figlio, domandagli perché.....e che non tradirai mai nemmeno tua madre. Rispondi al suo odio con l'Amore di Gesù che certamente ti aiuterà a trovare le parole per poterlo fare se inizierai a frequentarlo".
Mi ha guardato impietrito, toccandosi gli occhiali e rimettendoseli più volte sopra il naso. E' rimasto fermo, gelido per pochi secondi, poi si è alzato come se voleva scappare via, in fretta, talmente era imbarazzato dalla mia risposta.
Prima di uscire dalla Presidenza l'ho abbracciato forte e lui ha fatto altrettanto.
Stamattina mi ha detto che ci stava pensando ma che aveva bisogno di aiuto.
Kevin io sono qui.

venerdì 10 gennaio 2014

2014 l'anno della Donna

Non vi stupite, non sono nessuno per proclamare pubblicamente una cosa simile ma nei miei ragionamenti e nel mio vissuto quotidiano sono giunto nuovamente a questa straordinaria verità.
La donna centro dell'Universo, colei che può tutto e dalla quale tutto dipende. Non che l'uomo sia totalmente inutile ma è incapace di fare il bene senza considerare questa straordinaria verità.
Ed in linea col ragionamento, per fortuna ogni tanto i social network partoriscono cibo sano, senza controindicazioni e che addirittura fa bene alla nostra salute.
In questi giorni si sente spesso parlare di Chiara Corbella Petrillo per la quale vita ho contribuito ad organizzare un' evento il prossimo 21 marzo a Roma.
Chiara, non è una persona diversa dalle altre e non ha avuto un fidanzamento speciale con suo marito Enrico.
Chiara ha compreso fino in fondo che il matrimonio non è un problema da risolvere o un progetto da completare ma un rapporto interpersonale profondo e totalizzante dove si diventa "Sposi" e lei si è sentita profondamente la Sposa di Enrico capendo che da quel giorno la sua felicità dipendeva unicamente dal rendere felice suo marito.

mercoledì 11 dicembre 2013

Il dramma di una vita vissuta con timore


Io che cammino, lavoro che guido, arrivo a casa che vado in palestra e poi che parlo con mio figlio, saluto il portiere, discuto all'ufficio postale, mi ammalo, guarisco, non guarisco, muoio.
Io e i miei difetti, le mie cadute, le salite,  l'andatura, i gran premi della montagna, gli insuccessi, la volata verso il traguardo.
Mi illudo di aver finalmente debellato quel difetto e invece ricado, cado di nuovo nonostante la mia lotta più o meno costante, forse colpa dell'abitudine cresciuta e pasciuta in quelle zone di "confort" a cui mi sono abituato mio malgrado.

Tanto non mi succede nulla, sono sempre io che decido e alla fine mi abituo e tutto sembra normale, permesso e magari m' illudo.

Il peccato mi spaventa, mi deprime, com'è possibile che esista il male?

mercoledì 6 novembre 2013

Se tutto va bene, siamo rovinati

Ti voglio bene mio Gesù quando mi fai sentire un povero imbecille.
Accade ogni volta che non oso mettermi in discussione, ogni volta che decido di avere una visione della vita centrata solo su me stesso.
Grazie a te mio Signore se riesco ad udire i tuoi passi avvicinarsi ogni giorno, fino a confondersi con le mie orme avvertendo con chiarezza la tua indispensabile presenza.
L'uomo può arrivare ad una veneranda età continuando ad esprimere certezze, credendo siano frutto della sua inviolabile esperienza.
Vorrei non avere mai delle garanzie individuali frutto soltanto dei miei bei ragionamenti ma godere della complessità della vita che non chiede di essere risolta ma semplicemente vissuta da folli visionari, da grandi e spregiudicati sognatori che si gettano all'occorrenza tra le forti braccia di Nostro Padre Dio.
Vorrei tanto continuare ad imbullonare periodicamente i miei obiettivi cercando di realizzarli con coerenza e a qualunque costo.

giovedì 24 ottobre 2013

Non c'è pace tra gli ulivi

Ieri sera finalmente il tanto atteso “Ballarò”.
Mi siedo sul divano, prendo il telecomando e punto decisamente la pupilla elettronica dell’aggeggio verso il televisore come volessi parlare al genio della lampada ordinandogli di esaudire il mio ultimo desiderio, quello di regalarmi una mezz’ora di meritata tranquillità.
D’improvviso, si siede a qualche metro di distanza, sulla poltrona davanti, la “battagliera”, alias mia moglie, che mi dice: “che dici, lo iscriviamo Stefano in piscina almeno fino a dicembre?”
“Eh? …si, si, va bene, okay”.
“Ma tu che dici?” ed io, “ma si va bene, adesso viene Crozza…” e lei, “ma che c’entra Crozza, dicevo di Stefano…”, le rispondo, “si okay, iscrivilo sono d’accordo con te, mi pare un’ottima scelta”.
La battagliera: ”Si ma io non sono più convinta, secondo me gli fa male perché ha le orecchie tappate dal catarro e magari in piscina peggiora”.
Gli rispondo “hai ragione in piscina peggiora……..vedi adesso voglio proprio vedere cosa gli risponde Pagnoncelli”.
Lei: “ma Pagnoncelli chi? Mi dici allora che ne pensi?”
Dico: “si, si, si va bene mandacelo ma non mandarcelo, insomma ci va ma poi strada facendo ci ripensi e lo riporti, insomma fai una cosa di quelle che vanno bene ad entrambi i tuoi ragionamenti…”
“Ma non mi stai ascoltando?...possibile che quando vedi sta benedetta TV ti rincoglionisci del tutto?”
“Ma se non la vedo mai….aspetto giusto il martedì per Ballarò e la domenica sera per lo sport”.