Questa storia dimostra soprattutto quanto sia difficile per uno straniero riuscire ad imporsi in Italia anche quando si è in possesso di competenze specialistiche.
Daewood nasce a Bagdad nel 1962 ma fin da subito inizia a coltivare il sogno di trasferirsi all’estero. Siamo nel 1982. Tutti gli parlano bene dell’Italia, è il periodo della svalutazione delle lira e con 4000 dollari è possibile studiare all’università. Daewood prima fa un corso di italiano all’Università di Perugia poi intraprende alla “Sapienza” di Roma uno dei percorsi più difficili, uno di quelli che dovrebbero portare ad un’occupazione certa e qualificata: ingegneria aerospaziale con la specializzazione in astronautica. Tutto sembra filare per il verso giusto. A partire dal 1985, grazie alla padronanza dell’italiano e alle spiccate doti relazionali, ottiene un posto prestigioso nell’ufficio commerciale dell’ambasciata irachena. Allo stesso tempo si sposa con una connazionale che gli darà ben tre figli.
Poi inizia l’incubo. Il 2 Agosto del 1990, Saddam Hussein invade il Kuwait. L’Onu reagisce penetrando nel territorio iracheno il 17 Gennaio 1991 e contemporaneamente inizia l’embargo nei confronti dell’Iraq. E’ l’inizio di un conflitto che terminerà soltanto nel 2010. La prima conseguenza è la chiusura di tutte le ambasciate in Occidente e la cacciata di tutti i funzionari, Daewood compreso.
Allora nel 2011 decide di trasferirsi con tutta la famiglia in Libia da alcuni parenti, ma purtroppo di lì a poco sarebbe cominciata la primavera araba e dopo aver vissuto una prima fase di insurrezione popolare nota come rivoluzione del 17 febbraio, decide di scappare per tornare nuovamente in Italia. Da quel momento inizia un calvario che non sembra aver fine. Per pagare il viaggio per lui e la sua famiglia fu stato costretto a versare agli scafisti circa 4000 dinari libici, l’equivalente di un intero anno di stipendio. Non si può certo dire che il “viaggio” sia stato agevole: il barcone rimase infatti senza benzina e in balia delle onde per più di una settimana fino a quanto riuscì a mettersi in salvo grazie ad una nave militare italiana.
Daewood nasce a Bagdad nel 1962 ma fin da subito inizia a coltivare il sogno di trasferirsi all’estero. Siamo nel 1982. Tutti gli parlano bene dell’Italia, è il periodo della svalutazione delle lira e con 4000 dollari è possibile studiare all’università. Daewood prima fa un corso di italiano all’Università di Perugia poi intraprende alla “Sapienza” di Roma uno dei percorsi più difficili, uno di quelli che dovrebbero portare ad un’occupazione certa e qualificata: ingegneria aerospaziale con la specializzazione in astronautica. Tutto sembra filare per il verso giusto. A partire dal 1985, grazie alla padronanza dell’italiano e alle spiccate doti relazionali, ottiene un posto prestigioso nell’ufficio commerciale dell’ambasciata irachena. Allo stesso tempo si sposa con una connazionale che gli darà ben tre figli.
Poi inizia l’incubo. Il 2 Agosto del 1990, Saddam Hussein invade il Kuwait. L’Onu reagisce penetrando nel territorio iracheno il 17 Gennaio 1991 e contemporaneamente inizia l’embargo nei confronti dell’Iraq. E’ l’inizio di un conflitto che terminerà soltanto nel 2010. La prima conseguenza è la chiusura di tutte le ambasciate in Occidente e la cacciata di tutti i funzionari, Daewood compreso.
Allora nel 2011 decide di trasferirsi con tutta la famiglia in Libia da alcuni parenti, ma purtroppo di lì a poco sarebbe cominciata la primavera araba e dopo aver vissuto una prima fase di insurrezione popolare nota come rivoluzione del 17 febbraio, decide di scappare per tornare nuovamente in Italia. Da quel momento inizia un calvario che non sembra aver fine. Per pagare il viaggio per lui e la sua famiglia fu stato costretto a versare agli scafisti circa 4000 dinari libici, l’equivalente di un intero anno di stipendio. Non si può certo dire che il “viaggio” sia stato agevole: il barcone rimase infatti senza benzina e in balia delle onde per più di una settimana fino a quanto riuscì a mettersi in salvo grazie ad una nave militare italiana.



