In questi giorni in cui si parla molto di modernità, di nuove forme di famiglia, di fecondazioni sperimentali, di teorie legate al genere e di altri ragionamenti da salotto, mi torna in mente mia nonna Teresa, il suo viso sempre disteso e i suoi proverbi pieni di saggezza.
Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati mentre dimenticano che gli dobbiamo molto. Domandiamoci se tutta questa evoluzione è così necessaria e se Gesù Cristo ha espresso delle semplici opinioni.
Con questo post vi regalo delle immagini antiche, forse già presenti nei vostri ricordi.
“Cazzocchia”, una ridente contrada, nel comune di Cantalice, situata nel mezzo degli Appennini.
I miei due zii, contadini, non sposati, vivono in una casa povera, senza riscaldamenti. Purtroppo uno dei due, Guido, morì improvvisamente inseguendo l’ambulanza che trasportava l’altro fratello, Emilio, ricoverato d’urgenza per un blocco intestinale.
Il paradosso fu che Guido morisse di infarto all’interno della sua autovettura, mentre l’altro si salvasse benchè a bordo di un’ambulanza.
Da quelle parti ci sono antiche tradizioni, tra le quali la veglia dei parenti ed amici per l’intera nottata.
Così dopo aver allestito la camera ardente, immaginavo che venissero poche persone. Mio zio Guido era una persona riservata, un lavoratore silenzioso, molto onesto ed equilibrato. Viso rotondo, due folte sopracciglia brizzolate, una corporatura robusta, alto e sempre munito di un cappello e di un bastone di castagno scolpito dalle sue stesse mani, esperte.
Improvvisamente iniziò un flusso inaspettato di persone, quasi inarrestabile, per tutta la serata e parte della notte.
La casa costantemente piena di persone con i volti illuminati dai bagliori del fuoco sempre acceso nel camino.
Visi scavati, pieni di rughe, con una pelle robusta abituata e temprata dal freddo.