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mercoledì 2 marzo 2016

Ti porterò con me: storie di giovani e dei loro maestri di strada

             
Ogni giorno, attraverso il mio lavoro di preside della scuola professionale Elis, entro in contatto con le storie di ragazzi della periferia di Roma. Nonostante la vita li abbia spesso messi di fronte ad ostacoli e sfide di ogni genere, sono stato testimone di come, avendone avuta l’opportunità, si sono riscattati e hanno trovato la loro strada nella vita. 

Storie come queste spesso non hanno un palcoscenico, per questo ho provato a raccontarle in un libro da cui ho tratto poi uno spettacolo teatrale dal titolo omonimo "Ti porterò con me - Storie di giovani e dei loro maestri di strada”. 


In questo video trovate un piccolo estratto della rappresentazione che ho messo in scena lo scorso dicembre al Teatro Italia di Roma. Chi volesse può scrivermi a p.bartolomei@elis.org e insieme cercheremo di portare lo spettacolo nella vostra città, non c’è bisogno di teatri o grandi organizzazioni, bastano le storie dei ragazzi che vi racconterò con l’aiuto di un proiettore.



                 

giovedì 18 dicembre 2014

Tu sei mio Padre.....io sono tuo figlio.


Sembrava un giorno tranquillo ma ormai so bene che mai dire mai ed infatti alle 8 e un quarto bussano timidamente alla porta: "Preside sono la madre di Giacomo, la posso disturbare? Sono molto preoccupata perchè mio figlio non vuole più frequentare la Scuola, se ne sta sdraiato a letto tutto il giorno".

Mi racconta che qualche anno fa scopre il tradimento di suo marito con una donna che non vuole assolutamente mollarlo nonostante abbia dei figli da crescere, chiedendogli insistentemente di lasciare la famiglia.
Un giorno, all'improvviso, l'amante, si materializza con una scusa in casa di Giacomo e rivela ai figli la sua relazione clandestina con il papà.

Poi minaccia la madre e nei giorni seguenti la perseguita lasciandole dei bigliettini sotto la porta, nella cassetta postale, continuando ad importunarla con ogni genere di azioni al fine di esasperarla affinchè conceda la separazione.

Come se non bastasse anche il suo "compagno" inizia a telefonarle e a minacciare, questa volta il padre di Giacomo perché lasci in pace la sua donna.
Giacomo è sempre lì presente, anzi, il caso vuole che sia sempre lui a rispondere al telefono quando questa signora o il suo convivente chiamano ed è costretto ad ascoltare perfino particolari e fatti spiacevoli.
I giorni purtroppo passano tra una litigata e l'altra, un vero inferno e sempre alla presenza dei figli che assistono inermi.

La domenica non si esce più, come si dovrebbe fare in famiglia e l'estate sempre tutti a casa, oppure ognuno per conto proprio.
Sembra la fine, l'annullamento di qualsiasi prospettiva, come se si fosse verificata un'esplosione.
Ad un certo punto la mamma di Giacomo scoppia a piangere e dice che non ce la fa più ma che deve andare avanti per loro, soprattutto per Giacomo che rischia una depressione.
La Scuola è piena di situazioni simili, una vera emergenza.
Ragazzi che tornando a casa non trovando nessuno fino a sera per poi assistere all'ennesima litigata.
Il silenzio, l'isolamento che è la peggiore tra le punizioni per un essere umano, la più devastante.
La Scuola a tempo pieno potrebbe essere una goccia nell'oceano, una Scuola che nel pomeriggio mette in pista una serie di attività collegate alla realtà lavorativa, alla cultura, alla bellezza.

Ma la cosa più importante è combattere il demone della tristezza, nonostante tutto. L'eccessiva tristezza porta alla cattiveria. Si deve dare ai giovani almeno una ragione per cui vale la pena vivere anche quando lungo la vita ci si può scontrare con la croce. Dire ai nostri ragazzi che li amiamo prima che cambiano, cosi come sono. Sempre positivi, testimoni credibili, felici anche quando le cose vanno meno bene perché più si e contenti più si diventa buoni. Dietro la nostra libertà si nasconde un dramma, quello di poter fare realmente quello che si vuole, nel bene e nel male. I giovani li aiutiamo soltanto se vedono in noi la passione per la vita, comunque e in qualsiasi situazione. L'attuale crisi in fondo non e' principalmente economica ma dipende innanzitutto dall'eccessivo pessimismo e dalla tristezza della gente che non ci crede e che non aspira più alla propria santità.

giovedì 5 giugno 2014

Investire nella persona

Il 27 giugno p.v. non è soltanto riferito allo stipendio ma va ricordato per la prima Convention Nazionale sul volontariato intellettuale.
Quel giorno apriremo le candidature per diventare volontari ARSSRoma.
Vi aspetto.

martedì 27 maggio 2014

PANTELLERIA LUOGO DI RISCATTO PER PRATICANTI NON CREDENTI

Questa storia dimostra soprattutto quanto sia difficile per uno straniero riuscire ad imporsi in Italia anche quando si è in possesso di competenze specialistiche.
Daewood nasce a Bagdad nel 1962 ma fin da subito inizia a coltivare il sogno di trasferirsi all’estero. Siamo nel 1982. Tutti gli parlano bene dell’Italia, è il periodo della svalutazione delle lira e con 4000 dollari è possibile studiare all’università. Daewood prima fa un corso di italiano all’Università di Perugia poi intraprende alla “Sapienza” di Roma uno dei percorsi più difficili, uno di quelli che dovrebbero portare ad un’occupazione certa e qualificata: ingegneria aerospaziale con la specializzazione in astronautica. Tutto sembra filare per il verso giusto. A partire dal 1985, grazie alla padronanza dell’italiano e alle spiccate doti relazionali, ottiene un posto prestigioso nell’ufficio commerciale dell’ambasciata irachena. Allo stesso tempo si sposa con una connazionale che gli darà ben tre figli.
Poi inizia l’incubo. Il 2 Agosto del 1990, Saddam Hussein invade il Kuwait. L’Onu reagisce penetrando nel territorio iracheno il 17 Gennaio 1991 e contemporaneamente inizia l’embargo nei confronti dell’Iraq. E’ l’inizio di un conflitto che terminerà soltanto nel 2010. La prima conseguenza è la chiusura di tutte le ambasciate in Occidente e la cacciata di tutti i funzionari, Daewood compreso.
Allora nel 2011 decide di trasferirsi con tutta la famiglia in Libia da alcuni parenti, ma purtroppo di lì a poco sarebbe cominciata la primavera araba e dopo aver vissuto una prima fase di insurrezione popolare nota come rivoluzione del 17 febbraio, decide di scappare per tornare nuovamente in Italia. Da quel momento inizia un calvario che non sembra aver fine. Per pagare il viaggio per lui e la sua famiglia fu stato costretto a versare agli scafisti circa 4000 dinari libici, l’equivalente di un intero anno di stipendio. Non si può certo dire che il “viaggio” sia stato agevole: il barcone rimase infatti senza benzina e in balia delle onde per più di una settimana fino a quanto riuscì a mettersi in salvo grazie ad una nave militare italiana.

giovedì 8 maggio 2014

Diventa Mentore


Telemaco non aveva mai conosciuto suo padre Ulisse che partì il giorno stesso in cui venne alla luce.
Diventato adulto maturò ben presto l'idea di conoscere chi fosse suo padre del quale aveva sentito narrare le incredibili gesta e allora decise anche lui di compiere un viaggio guidato da Atena, una dea che aveva assunto per l'occasione, l'aspetto dell'amico paterno, Mentore.
Si recò nel Peloponneso a Pilo da Nestore e a Sparta da Menelao, due vecchi amici di Ulisse, in cerca di notizie di suo padre, ma invano.
I due però gli parlarono molto di Ulisse, del suo eroismo e questo fu fondamentale per capire soprattutto se stesso.
Soltanto dopo aver capito chi era suo padre, ebbe maggiore autostima e molta più consapevolezza come figlio.
Tornato ad Itaca ritrova presso Eumeo il padre, ritornato come fosse un mendicante.
E dopo il riconoscimento, passati ormai vent'anni, Telemaco aiutò Ulisse ad uccidere i Proci e a vendicarsi dei servi infedeli.
I "proci" per i nostri giovani rappresentano il loro disagio giovanile, le loro fragilità, le insicurezze, le infinite paure, l'alcool e la droga.

L'occasione di questa riflessione per lanciare a tutti voi un progetto concreto, non il solito post come fosse un bel quadro che ritrae soltanto un pezzo della realtà senza che si possa modificare ma con l'unico risultato possibile, quello di rammaricarsi di come vanno le cose nel mondo.
Chi di voi allora vuole diventare "Mentore" di ragazzi adolescenti che vivono i loro drammi all'interno di un terribile isolamento?
Immagino di costruire una squadra di una trentina di persone che hanno avuto successo nella vita e che sentono il dovere di restituirne una piccola parte, attraverso il loro tempo, alla collettività che gli ha permesso tutto questo.
Immagino professionisti di qualsiasi età, celibi, sposati, imprenditori, manager, impiegati e professionisti adulti che hanno maturato una significativa esperienza di vita e che sappiano soprattutto, attraverso l'ascolto, indirizzare e rispondere ai quesiti che i giovani non sanno più a chi rivolgere.

giovedì 10 aprile 2014

Cazzocchia

In questi giorni in cui si parla molto di modernità, di nuove forme di famiglia, di fecondazioni sperimentali, di teorie legate al genere e di altri ragionamenti da salotto, mi torna in mente mia nonna Teresa, il suo viso sempre disteso e i suoi proverbi pieni di saggezza.

Vogliono farci credere che i nostri nonni erano dei disadattati mentre dimenticano che gli dobbiamo molto. Domandiamoci se tutta questa evoluzione è così necessaria e se Gesù Cristo ha espresso delle semplici opinioni.
Con questo post vi regalo delle immagini antiche, forse già presenti nei vostri ricordi.
“Cazzocchia”, una ridente contrada, nel comune di Cantalice, situata nel mezzo degli Appennini.
I miei due zii, contadini, non sposati, vivono in una casa povera, senza riscaldamenti. Purtroppo uno dei due, Guido, morì improvvisamente inseguendo l’ambulanza che trasportava l’altro fratello, Emilio, ricoverato d’urgenza per un blocco intestinale.
Il paradosso fu che Guido morisse di infarto all’interno della sua autovettura, mentre l’altro si salvasse benchè a bordo di un’ambulanza.
Da quelle parti ci sono antiche tradizioni, tra le quali la veglia dei parenti ed amici per l’intera nottata.
Così dopo aver allestito la camera ardente, immaginavo che venissero poche persone. Mio zio Guido era una persona riservata, un lavoratore silenzioso, molto onesto ed equilibrato. Viso rotondo, due folte sopracciglia brizzolate, una corporatura robusta, alto e sempre munito di un cappello e di un bastone di castagno scolpito dalle sue stesse mani, esperte.
Improvvisamente iniziò un flusso inaspettato di persone, quasi inarrestabile, per tutta la serata e parte della notte.
La casa costantemente piena di persone con i volti illuminati dai bagliori del fuoco sempre acceso nel camino.
Visi scavati, pieni di rughe, con una pelle robusta abituata e temprata dal freddo.

martedì 25 marzo 2014

A che servono i voti a scuola?

E' arrivato l' atteso giorno di ricevimento e la mia stanza resta aperta, spalancata in prossimità dell'aula destinata ai colloqui.
Qualche genitore passa, saluta in fretta e va ad iscriversi sul post-it appiccicato sulla parete. La voce della prima madre fin dall'inizio è di parecchi decibel superiore alla soglia della discrezione, in compenso il tono è così monocorde che lo si potrebbe trascrivere su un solo rigo del pentagramma, pagine e pagine di blablablablablablabla, senza pause, il fiato che ogni tanto tenta di emergere come un cane che annega ed io che purtroppo non posso non ascoltare vicino come sono dal luogo di ricevimento, fino ad incappare nella seconda madre, il prototipo della depressa sotto psicofarmaci, che per fortuna non potrò sentire con attenzione quando darà la stura alla sua impotenza perché nel frattempo debbo recarmi in segreteria a raccogliere l'ennesima stampa. E mentre la madre pazza sta arrivando all'epilogo (sospetta nel figlio, dislessia a parte, anche un paio di irreparabili traumi partiti dalla prima infanzia), finalmente riesco a distrarmi e ad abbozzare mentalmente, tra me e me un capitolo decisivo del progetto formativo per meccanici d'auto che parte prossimamente nel pomeriggio.
La madre pazza intanto si è dissoluta come un peto al vento.
Poi, ad un certo punto: "sono il padre di tizio buongiorno" e come tutte, come tutti, si imbarca in una vaga chiacchierata a proposito di suo figlio che entrambi, lui e il docente conoscono poco e male ed il cui destino sfugge giorno dopo giorno dalle loro mani.
Alla prima pausa il docente incalza con una richiesta chiara e precisa:" suo figlio non ha ancora acquistato le scarpe antinfortunistica e non ha il camice da laboratorio come gli altri".
Lui, il papà si capisce che è particolarmente imbarazzato tanto da allungare inverosimilmente la pausa che precede la sua risposta.
"Vede..., è che io sono separato e Vittorio vive con me, di sua madre non sappiamo più nulla, pare sia andata a vivere con il suo compagno in una comunità religiosa sikhismo nel nord dell'India. Io sono stato licenziato da sei mesi ed ogni tanto mi aiuta la Caritas ma non dite nulla a mio figlio, per favore. Non è cattiveria ma le scarpe non gliele posso proprio acquistare". Poi col cuore rotto dall'emozione l'uomo scoppia in un pianto disperato.
Mi annoto su un foglietto l'accaduto e l'indomani, come immaginavo, i docenti trovano immediatamente il sistema di attivarsi oltrepassando con infinita generosità l'impellenza antinfortunistica fino a cercare un'occupazione lavorativa per il padre dell'alunno che gli restituisse presto una qualche dignità umana.
La solidarietà è "Madre" perché ci aiuta a riconoscere quanto il valore di ciascuno sia importante per il benessere dell'intera collettività.

mercoledì 12 marzo 2014

Casal De Pazzi

Mi piace continuare a raccontare restando ogni giorno il più possibile collegato al contesto che mi circonda e che rappresenta lo scenario in cui nasce la vita.
Vittorio ha 17 anni e da sempre vive nella borgata di Ponte Mammolo a Casal De' Pazzi ai confini di un mondo, dove i poeti non crescono più.
Così inizia il testo di una canzone di un famoso cantante che continua dicendo: "Genziane rosa affogate nel fango. L'incanto eterno, amori di una gioventù, resa impudica dall'ipocrisia.
Casal De' Pazzi, alveari di polvere. Ragazzi in cerca, ragazzi da vendere. Anime escluse alluvionate e tragiche, che il fiume in piena non porta mai via".
Proprio a due passi da Re Bibbia dove visse il poeta e regista Pier Paolo Pasolini, come ricorda una targa posta in piazza Ferriani.
Pasolini e i ragazzi di borgata che considerava i migliori perché non corrotti dalle mode dominanti, "il fondo del mio insegnamento, diceva, consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in bruti e stupidi automi adoratori di feticci".
All'interno di questo scenario Vittorio conosce Luana al parco Petroselli, dove molti portano i loro cani a correre nelle zone riservate. Luana ci va con il suo cagnetto, un barboncino bianco di nome Benny.
I loro sguardi si incrociano, si fissano, sorridono e ad un certo punto scocca la scintilla dell'amore a prima vista.

lunedì 17 febbraio 2014

Io, i miei followers e Dio


La Tartaruga disse alla Lucertola: Abbi pazzienza, fermete un momento! E giri, e cori, e svicoli, e t'arrampichi, sempre de prescia, sempre in movimento.

Me fai l'effetto d'una pila elettrica...Te piace d'esse attiva? Va benone. Però l'attività, quanno s'esaggera, lo sai come si chiama? Aggitazzione: forza sprecata. E' la mania der secolo. Coreno tutti a gran velocità: ognuno cerca d'arrivà prestissimo, ma dove, proprio dove... Nu' lo sa.

Le tecnologie mostrano ancora una volta la grandezza dell'uomo, della sua anima, della sua intelligenza. Guardando alla complessità dei manufatti umani è facile mostrare che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Il problema è quando di quell'uomo, che sono io, voglio vedere solo il desiderio e non il guasto.

È difficile spiegare l'uomo senza tirare in ballo questa ricerca insopprimibile di superamento.

Al contempo questo desiderio deve fare i conti continuamente con il suo limite inaccettabile.

Le macchine sono state create per ridurre ogni attesa.

Le abbiamo fatte noi a nostra immagine: indisponibili ad aspettare, vogliosi di avere tutto all'istante, desiderosi di velocità, senza limiti di spazio e di tempo. Il sogno di essere ovunque in ogni istante.

Non potevamo farle diversamente ed esse ci plasmano così all'impazienza e all'istantaneità. Plasmati ad illuderci di intervenire, aprire, spostare, chiudere, spingere, copiare.

Soffriamo divorati da ansia e irrequietezza! E facciamo soffrire chi è più lento

Perché la realtà è lenta, resta lenta. La creazione è lenta. È lenta come tutte le cose buone. Il tempo è lento.

Solo il male è veloce.

venerdì 24 gennaio 2014

Vedere il mondo da un oblò

Il clicchismo è la nuova mania che pervade i nostri cervelli e ci fa sentire invincibili.
Provare a cambiare realmente il mondo non è adatto a noi cybernauti, meglio vedere la realtà come fosse un quadro inamovibile, utile soltanto alla nostra contemplazione.
Magari mi faccio un blog, creo un profilo sui social e mi linko con quanti più amici virtuali possibile.
In questo modo, mi illudo che un giorno avremo un futuro migliore...., anzi faccio di più cercando ogni volta che scrivo di essere infinitamente positivo riempendo il web di belle frasi che infondano speranza.
Non mi accorgo però che in questo modo sterilizzo il presente rimandando a domani quello che ho il dovere di compiere oggi, adesso.
Noi, l'altro, oggi, eccole le tre parole d'ordine su cui riflettere.
Un' amico mi diceva di avere sul tavolo una pietra con su scritto: "cerca di fare il meno possibile e se proprio devi fare qualcosa fallo fare ad un Altro".
L'Altro con la a maiuscola gli ricordava che per lui era fondamentale restare collegati fisicamente agli altri e che la sua vita avrebbe avuto maggiore senso se avesse avuto l'Altro come obiettivo del suo agire quotidiano.
Noi, fa a cazzotti con io che oggi chiunque tende a glorificare.
Poco fa entrando a Scuola mi ha avvicinato una persona che mi conosce e che ammira molto quello che facciamo.

giovedì 16 gennaio 2014

Mi ritorni in mente

Giovanni, figlio di un operaio edile e di una casalinga, entrambi analfabeti, scelse di frequentare uno dei primi corsi per orologiai nella scuola dove sono Preside.

Aveva tutte le potenzialità per diventare da grande uno dei tanti che si guadagnano da vivere fuori dalla legalità.
Vissuto in una baracca  per 17 anni della sua vita senza essere seguito dai propri genitori, vestiva come fosse nato nella giungla e oltre a non saper ne leggere ne scrivere, non era mai andato a scuola, parlava aiutandosi con dei gesti e ogni tanto tirava fuori dei mugugni che gli servivano a rassicurare il suo interlocutore facendogli capire che aveva compreso la domanda anche se non riusciva a  formulare una risposta adeguata.
Riempiva il suo tempo andando in giro a caccia di storni che in alcuni periodi dell'anno passano sopra la capitale, durante lo spostamento migratorio.
Si appostava dietro una siepe tenendo in mano un' esca da mangiare e non appena l'uccello era alla sua portata lo agguantava con le proprie mani più veloce di un serpente.
Poi fece dei passi in avanti, si industriò e come Robinson Crosuè, escogito un sistema di caccia più raffinato.
Si metteva sotto un albero zeppo di storni nascondendo un tocco di zolfo puro acceso, sotto una tinozza di plastica.
Non appena l'esalazione di zolfo fuoriusciva dai lati del recipiente capovolto, rovesciava il contenitore dal quale si alzava improvvisamente una nube tossica, come fosse il famoso fungo atomico che raggiungendo i rami dell'albero faceva precipitare a terra decine di uccelli moribondi.
Subito dopo raggiungeva il mercato di piazza vittorio ed iniziava la fase dedicata alla vendita. Era furbo e intelligente.
Iniziò così la sgrossatura didattica che consistette immediatamente in un corso intensivo di italiano.
I docenti, come esercitazione, lo tempestavano di continue domande non appena arrivava la mattina a scuola per evitare che si impigrisse.
Dava risposte di tutti i tipi che spesso facevano sorridere il docente a crepa pelle e con lui lo stesso Giovanni che forse si rendeva conto dell'ambiguo significato delle sue risposte.
Da noi ci sono sempre state poche regole e molta libertà responsabile, alcune di queste particolarmente costose:
RITARDI - 300 lire
CAMICE DA LAVORO SPORCO - 250 lire
COMPITI NON FATTI - 150 lire
ORDINE BANCO - 270 lire
PAROLACCE - 500 lire
BESTEMMIE - sospeso una settimana
SCHERZI STUPIDI - 200 lire
SPINTE - 100 lire 

I soldi raccolti finivano dentro una scatola di latta, foderata con una carta incollata che aveva riportata sul coperchio la seguente scritta: "Pozzo di San Patrizio".

venerdì 10 gennaio 2014

2014 l'anno della Donna

Non vi stupite, non sono nessuno per proclamare pubblicamente una cosa simile ma nei miei ragionamenti e nel mio vissuto quotidiano sono giunto nuovamente a questa straordinaria verità.
La donna centro dell'Universo, colei che può tutto e dalla quale tutto dipende. Non che l'uomo sia totalmente inutile ma è incapace di fare il bene senza considerare questa straordinaria verità.
Ed in linea col ragionamento, per fortuna ogni tanto i social network partoriscono cibo sano, senza controindicazioni e che addirittura fa bene alla nostra salute.
In questi giorni si sente spesso parlare di Chiara Corbella Petrillo per la quale vita ho contribuito ad organizzare un' evento il prossimo 21 marzo a Roma.
Chiara, non è una persona diversa dalle altre e non ha avuto un fidanzamento speciale con suo marito Enrico.
Chiara ha compreso fino in fondo che il matrimonio non è un problema da risolvere o un progetto da completare ma un rapporto interpersonale profondo e totalizzante dove si diventa "Sposi" e lei si è sentita profondamente la Sposa di Enrico capendo che da quel giorno la sua felicità dipendeva unicamente dal rendere felice suo marito.

mercoledì 18 dicembre 2013

Dare voce a chi soffre


DARE VOCE A CHI SOFFRE 

incontro con i giornalisti romani 

giovedì 19 dicembre 2013, ore 17.30 

Auditorium della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”

Via Monti della Farina 64, Roma 

 INTRODUCONO: 

Pierluigi Bartolomei, presidente di Arss

Giuseppe Maria Piraino, coordinatore dell’associazione Orares

INTERVENGONO: 

Lavinia Di Gianvito, cronista de Il Corriere della Sera 

Alessandra Paolini, cronista de La Repubblica 

Lazzaro Pappagallo, cronista del Tg3 Lazio

Carlo Paris, caporedattore RAI

MODERA: 

Paolo Butturini, segretario della Associazione Stampa Romana

CONCLUSIONI: 

Padre Franco Imoda S.J., Pontificia Università Gregoriana


WWW.SOCIALVILLAGE.INFO

giovedì 18 dicembre 2008

NELLE AZIENDE E` IL TEMPO DEI MIGLIORI CERVELLI

Continuare ad investire sulle risorse umane
Nell’ottobre del1995, per la precisione il giorno 25, morì mio padre all’improvviso, mentre stava guardando il telegiornale.
Un infarto fulminante, non avendo mai avuto prima patologie gravi. Il giorno dopo ero improvvisamente vuoto come se non avessi mai avuto un padre nella vita. Si chiamava Gregorio ed aveva l’abitudine di parlare poco, specialmente del suo lavoro che dimenticava non appena rientrava in casa. Era una persona che comunicava molto con l’esempio.
Non sapevo nulla del suo lavoro perciò decisi in fretta di recarmi presso la caserma di polizia di Castro Pretorio a Roma, dove prestava servizio da almeno 40 anni. Andai dal generale Rana e gli chiesi chi fosse mio padre. Mi accompagnò dal responsabile del personale e lo pregò di farmi vedere due fascicoli, uno di un giovane poliziotto con due anni di carriera entrato in servizio dopo la riforma della polizia e l’altro quello di Gregorio. Il primo era zeppo di fogli: richieste di indennità per malattie, o presunte tali, dovute, secondo lui, a problemi lavorativi, cause contro l’amministrazione per aver esercitato mansioni superiori al proprio grado, richieste varie di aumenti di stipendio,vertenze sindacali, un’infinità di malattie e di assenze senza giustificato motivo, ecc.ecc.
Il secondo, quello di mio padre, con appena due fogli: un’influenza nel 1972 che lo aveva tenuto a casa per un giorno, e un ultimo foglio dove il prefetto di Udine chiedeva al suo collega di Roma un encomio a favore di Gregorio Bartolomei per aver salvato da sicura morte due persone rimaste sotto le macerie durante il terremoto di Gemona in Friuli e per aver recuperato materiale prezioso dell’archivio di Stato scavalcando i fili dell’alta tensione a sprezzo del pericolo e mettendo a rischio la propria vita.
Sotto, la firma autografa di mio padre con una sua annotazione: “Rifiuto…era mio dovere”
Me ne andai tra le lacrime ma fiero di un padre così valoroso, e da allora rinnovai a me stesso il patto che sarei dovuto diventare sempre di più come lui.
Avevo nel cuore una grande speranza quella di credere al bene che ciascuno di noi può fare intorno a se stesso dando, specialmente ai giovani, il proprio esempio positivo e ricambiando loro tutta la fiducia umana possibile.