lunedì 17 febbraio 2014

Io, i miei followers e Dio


La Tartaruga disse alla Lucertola: Abbi pazzienza, fermete un momento! E giri, e cori, e svicoli, e t'arrampichi, sempre de prescia, sempre in movimento.

Me fai l'effetto d'una pila elettrica...Te piace d'esse attiva? Va benone. Però l'attività, quanno s'esaggera, lo sai come si chiama? Aggitazzione: forza sprecata. E' la mania der secolo. Coreno tutti a gran velocità: ognuno cerca d'arrivà prestissimo, ma dove, proprio dove... Nu' lo sa.

Le tecnologie mostrano ancora una volta la grandezza dell'uomo, della sua anima, della sua intelligenza. Guardando alla complessità dei manufatti umani è facile mostrare che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Il problema è quando di quell'uomo, che sono io, voglio vedere solo il desiderio e non il guasto.

È difficile spiegare l'uomo senza tirare in ballo questa ricerca insopprimibile di superamento.

Al contempo questo desiderio deve fare i conti continuamente con il suo limite inaccettabile.

Le macchine sono state create per ridurre ogni attesa.

Le abbiamo fatte noi a nostra immagine: indisponibili ad aspettare, vogliosi di avere tutto all'istante, desiderosi di velocità, senza limiti di spazio e di tempo. Il sogno di essere ovunque in ogni istante.

Non potevamo farle diversamente ed esse ci plasmano così all'impazienza e all'istantaneità. Plasmati ad illuderci di intervenire, aprire, spostare, chiudere, spingere, copiare.

Soffriamo divorati da ansia e irrequietezza! E facciamo soffrire chi è più lento

Perché la realtà è lenta, resta lenta. La creazione è lenta. È lenta come tutte le cose buone. Il tempo è lento.

Solo il male è veloce.
Puoi ricevere fino a x GB di email, ma quante puoi leggerne con attenzione? Quante telefonate puoi fisicamente fare e quanti dall'altra parte hanno tempo e forza di intrattenerle? Con quante persone puoi comunicare? La colpa non è delle macchine, le abbiamo fatte a nostra immagine e somiglianza per alimentare il nostro desiderio di onnipotenza e con la nostra perenne ribellione al limite.

Si ha sempre la percezione di perdere qualche opportunità (blog, documentari, film di sky). Culturalmente potresti approfondire tutto (musei, sinfonie, film, documentari...), ma quanti puoi vederne?

Quanti sono quelli capace di concludere la lettura di un solo articolo? E poi perché quell'articolo su quell'argomento e non altro?

È tutto troppo. Questa potenzialità di sapere di tutto, di avere tutto a portata di mano. Rapidissimi efficacissimi nel dare annusate velocissime .

Nella sovrabbondanza di stimoli e di sollecitazioni la parola diventa vana. La parola è svuotata.

Rimane la superficialità. Ci vorrebbe per ogni cosa lo stile del lavoro artigiano, ma questo richiede tempo e quello manca sempre e richiede fatica e sacrificio. Questo insegniamo ai ragazzi della Scuola Elis, a lavorare curando i particolari, i dettagli, senza fretta facendo di quel lavoro un capolavoro.

Ci può essere Gioia senza Amore? E Amore senza ascolto? E ascolto senza sacrificio? E allora ci può essere Gioia senza fatica e sacrificio?

Ritroviamo il gusto per fare bene le cose come fossimo un artigiano. Non si può fare tutto. Non puoi essere dappertutto. L'istante in cui vivi è qui è ora, mentre siamo sempre altrove.

Non si può amare tutto il mondo, l'umanità. Non si può sapere tutto.

Si possono amare soltanto le poche persone che Dio ci ha messo accanto.

2 commenti:

  1. Grazie Luciano e scusami per il ritardo ma non vado quasi mai sul blog.

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